Copparo
17 Dicembre 2020
La sua ex compagna sentita in aula sminuisce la portata delle accuse e per il ballerino il processo finisce con un'assoluzione

Atti di “reciproca gelosia”, Andy Milo assolto per lo stalking e le botte

di Daniele Oppo | 2 min

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Copparo. Il ballerino Andrea Franzon, in arte Andy Milo, è stato assolto dall’accusa di stalking nei confronti della ex compagna.

Il giudice Silvia Marini, nell’udienza conclusiva di mercoledì 16 dicembre, lo ha mandato assolto per gli atti persecutori e ha dichiarato il non luogo a procedere per le lesioni per via della remissione della querela a suo presentata dalla parte offesa.

Anche la procura, tramite il vpo Renzo Simionati, aveva chiesto assoluzione e non luogo a procedere dopo aver ascoltato la testimonianza della ex compagna di Franzon che ha confermato gli episodi violenti avvenuti durante il loro burrascoso rapporto – fatti anche di scritte ingiuriose sui muri della casa di lei, botte, uno sputo in faccia, lancio di pietre contro l’auto, iscrizione falsa sul sito BakekaIncontri – ma ha detto che questi non hanno provocato modificazioni della sua vita, né sensazioni di paura: “Ho continuato a fare le mie cose”, ha detto al giudice.

La stessa vittima ha ricondotto tutto in parte a problemi personali-pscologici di Franzon, in parte alle liti accese dovute a “reciproca gelosia”.

Sulla remissione della querela – presentata dopo l’intervento dei carabinieri che lei stessa aveva chiamato perché perdeva sangue dalla testa dopo essere stata malmenata da Franzon al culmine di una lite nata dal tentativo di sbatterlo fuori di casa -, la donna ha spiegato che pensava si trattasse solo di un provvedimento di allontanamento e non di una vera e propria denuncia.

Come effetto della sentenza, il giudice ha anche disposto la revoca della misura cautelare del divieto di avvicinamento.

Franzon – che ha già una condanna alle spalle per estorsione e al momento è ai domiciliari per un altro procedimento in corso a Rovigo – era stato arrestato nel settembre del 2019 dai carabinieri di Ambrogio nella notte tra il 10 e l’11 settembre ed era difeso in giudizio dall’avvocato Alessandro Zanotto del Foro di Padova.

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