Economia e Lavoro
24 Giugno 2020
Mercoledì mattina la manifestazione in piazza municipale organizzata da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs

Addette a mensa e pulizia delle scuole in piazza: mancano certezze su ammortizzatori e riaperture

di Daniele Oppo | 3 min

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“Abbiamo la necessità di far comprendere che qui il problema non è solo di queste persone, circa 250 nel Ferrarese. C’è un aspetto che non viene considerato su come riprenderà l’attività scolastica, se riprenderà a turni ridotti o senza mensa: sarà, per le lavoratrici, un problema immediato, ma un secondo dopo lo diventa per la collettività e ho paura che a pagarne le conseguenze saranno di nuovo le donne, perché probabilmente qualcuna sarà di nuovo costretta a scegliere tra il lavoro e i figli”.

Mauro Cavazzini della Filcams-Cgil spiega così il senso ampio della mobilitazione di lavoratrici e lavoratori dei servizi mensa e pulizie aziendali, che a Ferrara, in questo momento, riguarda soprattutto chi è impiegato nel settore scolastico. Mercoledì mattina poco più di una decina di persone, quasi tutte donne, era in piazza Municipale per il presidio organizzato da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs.

“Alcune di queste persone non hanno ancora ricevuto il Fis (fondo d’integrazione salariale, ndr) dall’Inps, né l’azienda lo ha anticipato, quindi non ricevono un euro da febbraio/marzo – spiega ancora Cavazzini -. E se alcune in questo periodo vanno normalmente in sospensione perché le scuole chiudono, quest’anno faranno molta fatica a trovare un lavoro per i mesi fino alla ripresa”.

L’obiettivo da raggiungere è quello della continuità occupazionale e reddituale di addette e addetti del settore, anche perché c’è chi già ha esaurito le settimane di cassa integrazione previste dal decreto ‘Rilancio’, risultando ora “prive di ammortizzatori ordinari”. Per questo “va rimossa la condizionalità ad oggi esistente tra il ricorso agli ammortizzatori dell’appaltatore e del committente modificando la norma, perché in assenza di correttivi, si lasciano senza tutela migliaia di lavoratori e lavoratrici”.

“I primi mesi abbiamo assorbito con le ferie – spiega Cinzia, una delle lavoratrici presenti al presidio -, poi ci hanno messo in Fis e ci danno 520, 480 euro, vanno sempre a diminuire. Mi sono spaventata perché hanno detto che già dall’8 di giugno eravamo in sospensione senza stipendio, abbiamo fatto di tutto, poi meno male ci hanno detto che fino al 31 luglio siamo pagate in Fis. Io in agosto e fino a metà settembre sono sempre stata in sospensione. Quest’anno le scuole pare che aprano ai primi di ottobre, quindi avrò due mesi di sospensione. È un problema, ho il mutuo, il finanziamento per l’automobile comprata l’anno scorso. Sono in difficoltà, ho cercato per altri lavori, come la babysitter, ma niente, non si fidano ad averti in casa”.

Ma anche la ripresa scolastica è un rebus al momento. Forse a settembre, forse a ottobre e ancora non si sa in che condizioni. E qui anche il documento unitario di Filcams-Cgil, Fiscascat-Cisl e Uiltucs chiede “certezze”, con una ripresa del servizio mensa contestuale alla ripresa della didattica. Su questo i sindacati hanno chiesto un tavolo con ministero del Lavoro, Regioni e Anci.

 

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