La formulazione poco ortodossa e molto imprecisa dell’ordinanza del sindaco Alan Fabbri che obbliga all’utilizzo delle mascherine ogni qual volta si esca fuori di casa ha creato – e crea – non poche preoccupazioni ai titolari di pub, bar e ristoranti proprio nel secondo giorno di riapertura (quasi) normale.
Secondo il testo dell’ordinanza, infatti, l’obbligo vale “ogniqualvolta (sic!) ci si rechi fuori dell’abitazione o ci si trovi in esercizi commerciali o in altri luoghi al chiuso accessibili al pubblico”. Dunque bar, pub e ristoranti compresi, dove consumare con la mascherina abbassata, a oggi e fino a nuova formulazione dell’ordinanza, sarebbe così teoricamente vietato e sanzionabile. L’unica attività compatibile con quanto prevede l’ordinanza è l’asporto.
Si tratta di un’evidente svista di chi ha redatto il testo dell’ordinanza firmata da Fabbri, che infatti sul suo profilo Facebook (e poi su quello ufficiale del Comune), dopo polemiche e lamentele, si è premurato di precisare e d’inserire l’eccezione per i clienti presenti nei dehors di pub, ristoranti e bar.
Il problema è che, al momento in cui scriviamo, l’eccezione aggiuntiva non è presente nel testo dell’ordinanza in vigore da mercoledì 20 maggio, l’unico che conta davvero, e che prevede solo quattro specifiche deroghe all’obbligo: per chi è alla guida di autoveicoli o motoveicoli, salvo quelli aziendali e per quelli utilizzati per il trasporto pubblico non di linea per i quali valgono regole a parte; per i soggetti di età inferiore ai sei anni; per chi è portatore di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina; e in caso di attività motoria e sportiva. Anche in quest’ultimo caso non mancano le perplessità, che in parte ricalcano quelle che si videro con i dpcm, per quanto riguarda le camminate o le uscite in bicicletta: quando una passeggiata libera o un’uscita in bici non sono considerabili attività motorie e impongono l’uso della mascherina?
Un modo di agire che secondo la consigliera comunale Anna Ferraresi è la dimostrazione di come “questa amministrazione non è all’altezza di gestire l’emergenza Covid-19, neppure nella seconda fase”.
E la toppa di Fabbri le appare perfino peggio del buco: “Accortosi evidentemente del madornale errore che avrebbe compromesso l’attività delle categorie sopracitate, ha rettificato l’ordinanza con un post”, afferma la consigliera, rilevando che, ovviamente “un post su Facebook non ha nulla di legale, pertanto – si chiede – finché non verrà emanata una nuova ordinanza, cosa accadrà? Chi non indosserà le mascherine negli esercizi pubblici di bar, ristoranti e pub verrà multato?”.
Probabilmente no, ma l’ordinanza così com’è non mette al riparo da tutori dell’ordine che vogliano essere particolarmente zelanti, aggiungendo un fattore d’incertezza per gli esercenti.
Per Ferraresi la questione è solo l’ultima goccia di un vaso riempito oggi da Fabbri, ieri dal suo vice Nicola Lodi: “In un frangente tanto delicato come l’inizio di una vita normale, la gestione del rispetto delle regole, dovrebbe essere affidata sì alla responsabilità e buonsenso dei cittadini, ma se uno stesso rappresentante dell’autorità che veste i panni di vicesindaco, di assessore alla sicurezza e della protezione civile, per primo non dà il buon esempio, cosa si vorrebbe rimproverare ai ferraresi? Avrebbe potuto il responsabile alla sicurezza avvalersi delle forze dell’ordine e di pattuglie come le stesse che ha usato per ore a disposizione del suo spettacolo itinerante? Io penso di sì. Avrebbe potuto girare lui stesso con il megafono a redarguire il cattivo comportamento delle persone, come spesso fece in passato, quando correva dietro gli spacciatori (nonostante la dichiarata disabilità), o in auto con l’autista a riprendere il runner solitario”.
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