Berco: “Una calma apparente”
La chiusura dello stabilimento di Berco a Castelfranco Veneto non lascia tranquilli i sindacati ferraresi
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Copparo. “Un sindacato, che dovrebbe tutelare i lavoratori, si fa invece portavoce della versione fornita da una parte, riportando peraltro fatti e circostanze difformi rispetto alla realtà”. È la risposta che arriva dagli avvocati del maggiore Giorgio Feola, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Copparo, accusato pubblicamente e tramite un esposto in procura dalla Cgil di Ferrara di violenza, minacce e interruzione di pubblico servizio in relazione a una richiesta d’intervento del 118 in caserma, l’11 settembre scorso. Un’accusa che, lo ricordiamo, ha avuto anche il sostegno di Ilaria Cucchi e dell’avvocato Fabio Anselmo.
“Quello che lascia ancora più perplessi – scrivono in una nota stampa i legali Denis Lovison del foro di Ferrara e Carolina D’Agostino del foro di Castrovillari – sono le tempistiche e le modalità con le quali sono state diffuse queste informazioni, relative ad un procedimento penale (se esistente) ancora in fase di indagini preliminari”. “Che bisogno c’era di agire in questo modo, con questi tempi, diffondendo mediaticamente circostanze e fatti non riscontrati, attribuendoli ad uno specifico ufficiale dei Carabinieri?”, chiedono gli avvocati, sostenendo che tutto sia avvenuto prima ancora che il maggiore avesse ricevuto comunicazioni dalla procura o dalla stessa Arma.
“Perché sottoporlo a questa gogna mediatica, informando addirittura i superiori gerarchici e richiedendo loro provvedimenti prima ancora che un giudice abbia sentenziato sulla sua colpevolezza o meno?”, proseguono Lovison e D’Agostino che sembrano indicare l’esistenza di un ‘movente’ politico nella vicenda: “Questa ricerca di visibilità, questa frettolosità di intervento da parte di chi invece dovrebbe mantenere una sorta di terzietà ed imparzialità, non solo nei confronti dei lavoratori che rappresenta, ma di tutti i lavoratori in genere, ma ancora più genericamente nei confronti di ogni individuo, che deve essere ritenuto innocente fino a quando non intervenga almeno una sentenza di condanna; il tutto lascia perplessi alla vigilia delle elezioni regionali”.
“Respingiamo ogni forma di accusa rivolta al Maggiore Giorgio Feola che, apprezzato dalla popolazione locale per il suo lodevole impegno ed i risultati conseguiti, tramite i propri legali farà valere i propri diritti nelle forme previste e nelle sedi opportune – si legge ancora nella nota -. Si chiarisce fin da subito che il maggiore Giorgio Feola e tutti i militari della Compagnia di Copparo, coinvolti nella vicenda, non hanno mai usato alcuna forma di violenza verso l’arrestato, né lo hanno privato delle cure mediche, né hanno interrotto il servizio del 118, né hanno abusato, in qualsiasi modo, della loro funzione e/o autorità. Tutto è avvenuto nel pieno rispetto della legge e dei regolamenti, come sarà provato nelle sedi opportune”.
I legali di Feola confidano nelle indagini di Arma e procura “al fine di fare chiarezza su di un episodio così pubblicizzato in un periodo elettorale, a scapito dell’onorabilità, della dignità e del decoro di una persona, di un ufficiale che ha sempre servito e continua a servire fedelmente lo Stato, sacrificando la sua vita per l’istituzione, a difesa dei cittadini intesi nell’accezione più ampia del termine”.
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