In vacanza in Cina, Sara e Massimo si sono trovati nella metropoli proprio durante il passaggio della tempesta che ha colpito la costa orientale del Paese: "Pioggia battente e vento, ma loro sono attrezzatissimi"
In Prefettura il confronto tra Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, sindaci e associazioni di categoria. Siccità ed eventi estremi sono ormai fenomeni strutturali: il Consorzio presenta la strategia Idropolis 2027-2030, oltre 80 progetti per 250 milioni di euro, e richiama alla necessità di una nuova pianificazione territoriale
Presso il Comando Provinciale dell’Arma di Ferrara, si è svolta una cerimonia per il conferimento della “medaglia di bronzo al merito di lungo comando” al Maggiore Raffaele Tufano, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Portomaggiore
Con l’arrivo dell’ultima attrezzatura si completa “SuperEroi per la Vita”, il progetto promosso dalla Associazione Ferrara Cambia in collaborazione con Ail Ferrara Odv per sostenere i bambini assistiti dall’Oncoematologia Pediatrica e dal Reparto di Pediatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara
Sarà dedicata alla figura di San Francesco d'Assisi la ventitreesima edizione della tradizionale maratona di lettura estiva alla biblioteca comunale Giorgio Bassani
Mamma: due tenerissime, brevi, struggenti poesie a lei dedicate da Roberto Pavani. Personaggio riservato, poco incline alle varie vetrine “social”, giornali o altro. Poeta vincitore di alcuni prestigiosi premi. Grandissimo amico del nostro vernacolo. Attore in “Straferrara” e “Compagnia del Vado”, regista ma soprattutto presidente de “Al Tréb dal tridèl” (cenacolo di Cultura dialettale ferrarese).
Fondamentale nel salvataggio di tale prestigiosa entità culturale che rischiava, alcuni mesi orsono, di chiudere i battenti. Pavani ne fu tra i soci fondatori nel lontano 1980. Primo presidente il grande Iosè Peverati.
Eccovi le due poesie. Testi non assimilabili all’italica retorica “mammona”, a mio giudizio sono veramente notevoli. Buona lettura e visione/ascolto. Le immagini, che accompagnano le poesie, a dire il vero sono più riferibili a nonni o bisnonni, più che a mamme, ma in sostanza rappresentano un nostro mondo, non così lontano nel tempo.
“ PÀR VÉDR’ INCÓRA”
Adès la tò càmara
l’è cóme prima:
avén purtà vié
càl lèt còn ill spónd
e cal stramàz
divèrs da chj’àltar.
Tut è in órdan:
an gh’è più madgìn,
né flèbo, nè sirìngh
né chì àltar pastròć
ché at duvévi sémpar tór.
An gh’è più nisùn
In tlà tò càmara,
agh són sól mì,
mama,
e anch adès
at zérch int la penómbra
par védr’incóra
s’at gh’à bisógn ad quèl.
PER VEDERE ANCORA (Traduzione)
Adesso la tua camera/ è come prima/abbiamo portato via/ quel letto con le sponde/ e quel materasso/ diverso dagli altri./ Tutto è in ordine,/ non ci sono più medicine,/ né flebo, né siringhe,/ né quegli altri intrugli/ che dovevi sempre prendere./ Non c’è più nessuno/ nella tua camera,/ ci sono solo io,/ mamma,/ e anche adesso/ ti cerco nella penombra/ per vedere ancora/ se hai bisogno di qualcosa.
“FÉRMAT INCÓRA CHÌ”
di Roberto Pavani.
Santà a fiànch dal tò lèt,
at guàrd e a torn’indré putìn,
e at véd incóra là
in cuśina
cóme tuti ill sìr
a punciàr in silénzi.
…At ciàm par fàrat vgnìr a lèt
ma t’an rispóndi più
a la mié vóś.
E at véd incóra
sal mezdì
métar ch’al póch ad magnàr
int i nòstar piàt,
quasi scurdàndat dal tò.
…At ciàm par dàrtin
un póch dal mié
ma i tò òć
j’è sémpar più sarà ché vèrt.
“Aspèta, mama,
briśa andartìn
a gh’è in sla tàula
cal quartìn ad vin dólz
che a bvévan insiém
ògni qual tànt àla dmndga;
férmat incóra chì,
cal vin
an vói briśa
bévral da par mi. “
FERMATI ANCORA QUI (Traduzione) .
Seduto a fianco del tuo letto,/ ti guardo e torno bambino,/ e ti vedo ancora là/in cucina/come tutte le sere/ a cucire in silenzio./ … Ti chiamo per farti venire a letto/ ma non rispondi più/alla mia voce./ E ti vedo ancora / sul mezzogiorno/ mettere quel poco cibo/ nei nostri piatti/ quasi scordandoti del tuo./ … Ti chiamo per dartene/ un poco del mio,/ ma i tuoi occhi/ sono sempre più chiusi che aperti./ “Aspetta mamma,/ non andartene;/ c’è sulla tavola/ quel quartino di vino dolce/ che bevevamo insieme/ alcune volte la domenica;/ fermati ancora qui, / quel vino/ non voglio / berlo da solo.”
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