Quello degli indennizzi sembra ormai un tira e molla senza fine per gli azzerati della Carife e delle altre banche poste in risoluzione. Dopo il susseguirsi di notizie già dalla scorsa settimana su una soluzione da inserire all’interno del “decreto crescita” in questi giorni in approvazione da parte del Consiglio dei ministri, sembra esserci stata una battuta d’arresto, l’ennesima, nella serata di martedì.
Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Teleborsa, infatti, il capitolo relativo ai rimborsi per i risparmiatori azzerati e truffati delle banche andate in crisi, comprese Carife e le altre tre mandate in risoluzione nel 2015, è saltato. Quello che fino al pomeriggio era previsto come il IV capitolo del decreto con il solo articolo 35 intitolato “Fondo indennizzo risparmiatori (Fir)” sarebbe stato stralciato dal testo che andrà in Cdm giovedì 4 aprile per l’approvazione.
Il motivo è che non sarebbe stata trovata la quadra al ministero dell’Economia per evitare una procedura d’infrazione europea, nonostante da giorni si parlava di una soluzione ormai definitiva e accettata anche dall’Europa. Il vicepremier Matteo Salvini è intervenuto sulla vicenda puntando di fatto il dito contro il ministro Giovanni Tria: “Piena, totale fiducia, però deve fare in fretta”, ha detto secondo quanto riporta Radiocor, riferendosi alla firma da apporre sul decreto attuativo della Finanziaria, che già prevede gli indennizzi. Va sottolineato però che negli ultimi giorni si era palesato l’inserimento del capitolo apposito nel “decreto crescita” proprio per inserire le modifiche necessarie – cosa non possibile con un normale decreto attuativo – per superare le critiche europee e altri ostacoli portati dal testo contenuto nella manovra, dando così un rapido via ai rimborsi, blindandoli anche da possibili rilievi della Commissione Ue.
La soluzione ‘tampone’ trapelata finora parlava di rimborsi automatici per i risparmiatori con Isee entro i 35mila euro e un patrimonio mobiliare non superiore ai 100mila euro, mentre per tutti gli altri si riattivava la necessità di eseguire un esame nel merito delle singole posizioni da parte di una commissione ad hoc costituita al ministero dell’Economia.
Una soluzione, questa, che aveva forse il merito di superare l’impasse con l’Ue e dare modo ai risparmiatori più svantaggiati dal punto di vista economico di vedere finalmente la luce in fondo al tunnel, ma che non è stata molto gradita da tutte le associazioni di risparmiatori, che continuano a chiedere di eliminare in via generale la prova del misselling.
Le prossime ore sembrano essere dunque quelle decisive per capire se ci sarà l’ennesimo rinvio di una soluzione che in base agli annunci sarebbe dovuta essere operativa già da mesi, o se finalmente si raggiungerà almeno un compromesso.
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