Il candidato di Scelgo FE: "Siamo l'unica vera lista civica: non potevo accettare una candidatura espressione di un partito. Entro dieci giorni presenterò il programma".
Polo civico: dietro la rottura di Ferroni la scalata del ‘politico’ Bova
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Il problema del polo civico è che non era un reale polo civico, e al suo interno i discorsi su candidature e legami politici hanno preso presto il sopravvento sulle vere proposte elettorali. È questo il senso del discorso del candidato sindaco della lista ScelgoFe Giorgio Ferroni, che il giorno successivo alla sua decisione di uscire dall’alleanza con Roberta Fusari, Piero Giubelli e i ‘pizzarottiani’ di Italia in Comune ha incontrato la stampa per fornire “una doverosa spiegazione” dei motivi della rottura.
“Non dormivo così sereno da prima di candidarmi: mi sono liberato di un peso” è la battuta iniziale di Ferroni prima di iniziare a descrivere quello che secondo lui è uno stallo interno al polo: “Quando abbiamo fatto le prime riunioni del polo civico – afferma – mi era già venuto qualche dubbio sull’operazione, perchè non si voleva esplicitare chi sarebbe stato il candidato sindaco. Io mi ritengo un civico e non avrei mai accettato un candidato di un partito politico. Ho dato più volte la disponibilità a fare un passo indietro, ma non hanno voluto convergere su un candidato che non fosse espressione di un partito”.
Il candidato non si sottrae alla richiesta di maggiori dettagli e sostiene che il problema principale dal suo punto di vista avrebbe un nome e un cognome: Alberto Bova, il leader ferrarese di Italia in Comune. “Anche se all’interno della coalizione, Ferrara in Comune è un partito, quindi non poteva essere Bova o un’altra persona ricollegabile a un partito il candidato sindaco. Durante le riunioni ho anche accettato di fare un passo indietro e ho proposto di candidare Roberta (Fusari, ndr) o Piero (Giubelli, ndr), ma non ho avuto risposta. C’è stato uno stallo e io non posso andare avanti così e, anche prescindendo dal discorso del candidato, ad aprile bisogna presentare le liste e c’erano aspetti pratici e organizzativi che non si riuscivano a chiarire, ad esempio se presentarci come liste diverse o unificate e dove individuare la sede elettorale”.
Il retroscena di Ferroni potrebbe implicare che Fusari e Giubelli sono indirizzati a convergere su Bova e Italia in Comune per la scelta del candidato sindaco, o che sono ancora impegnati nella decisione? Ferroni non può confermare queste interpretazioni: “Questo dovete chiederlo a loro – afferma il candidato, che aggiunge di essere contrario anche all’apertura di Fusari verso altri candidati civici uscenti -. Personalmente, sento di uscire da questa esperienza più forte, determinato e con la voglia di continuare il mio percorso, sperando di riuscire a far riappassionare i giovani alla politica e a lanciare qualcosa che non sia un progetto a breve termine ma destinato a durare in futuro. In queste due settimane abbiamo dovuto sospendere tutte le nostre attività e non ho potuto presentare il programma, in attesa di trovare le convergenze con gli altri, ma ora che mi sono liberato da questo peso mi impegno a presentare il mio programma entro dieci giorni, oltre alle altre persone che saranno presenti nella lista e che sono coinvolte nel progetto”.
L’obiettivo di Ferroni è ora quello di presentarsi alla città come “l’unica vera lista civica”, respingendo ogni discorso su legami e contatti politici. “Non mi piaceva essere considerato una stampella anti-Fabbri e non tollero quando mi chiedono se mi candido contro la Lega o contro il Pd: quando una persona si candida lo deve fare perchè ha un progetto per la città e non per una questione di simpatie politiche. Un’alleanza con Firrincieli? Mi è stato proposto di trovare una convergenza con lui e ho declinato, ma prima l’ho voluto incontrare e conoscere”.
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