Cronaca
26 Gennaio 2018
Dieci mesi di reclusione per un 47enne che aveva colpito al volto la ex fidanzata. Non raggiunta la prova per l'accusa di maltrattamenti

Insegnante condannato per aver fatto un occhio nero alla compagna

di Daniele Oppo | 2 min

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La prova che avesse maltrattato la ex compagna per circa sei mesi non è stata raggiunta, ma quella di averla picchiata in almeno un’occasione sì. Finisce con la condanna a 10 mesi di reclusione, senza condizionale e senza revoca del divieto di avvicinarsi a lei, il processo che vedeva alla sbarra un insegnante di 47 anni, accusato di maltrattamenti e lesioni.

Per l’accusa – che ne aveva chiesto la condanna a 3 anni di reclusione – l’uomo (difeso dall’avvocato Michela Vecchi) aveva maltrattato con ingiurie, minacce e percosse la ex compagna, una donna di 40 anni (rappresentata in giudizio dall’avvocato Marco Linguerri), anche lei insegnante, dal luglio al dicembre 2016. A ciò si aggiungeva l’accusa di lesioni per un evento che da cui, di fatto, è nato il procedimento penale, avvenuto il 25 novembre: un ceffone al volto della donna, arrivato – secondo l’accusa ma fortemente negato dalla difesa – per un suo supposto ritardo nella preparazione della colazione, mentre lei accudiva la loro bambina piccola a letto e dopo che suo figlio (avuto da una precedente relazione con un altro uomo) era appena uscito di casa per recarsi a scuola. Un colpo che le provocò una vistosa ecchimosi allo zigomo, guaribile in 8 giorni secondo il referto del pronto soccorso, che allertò subito il posto di polizia. Dopo tale episodio la donna andò via di casa, trovando riparto dai genitori.

Per il giudice Vartan Giacomelli non è stata raggiunta la prova sull’esistenza dei maltrattamenti, ma ha condannato l’imputato per il solo fatto delle lesioni procurate alla donna il 25 novembre.

“Esprimiamo apprezzamento e soddisfazione per la decisione del giudice quanto al gravissimo reato di maltrattamenti, rispetto al quale ha pronunciato sentenza di assoluzione – afferma l’avvocato Michela Vecchi -. Per quanto riguarda l’unico episodio di lesioni, rispetto al quale è stata pronunciata una sentenza di condanna, coltiveremo le nostre ragioni in sede d’appello”.

Diverso il commento dell’avvocato Linguerri: “È stata resa giustizia – afferma – ma non c’è da essere contenti davanti all’ennesimo caso di una donna che ha subito violenza da un uomo”.

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