Economia e Lavoro
10 Novembre 2017
Presentati in prefettura i dati del 2016, in netto aumento le malattie professionali

Infortuni sul lavoro, la metà avviene in strada

di Daniele Oppo | 3 min

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L’andamento degli infortuni sul lavoro è rimasto stabile tra 2015 e 2016, ma fra i dati che più preoccupano c’è il fatto che la metà di quelli denunciati sia avvenuto in itinere, cioè sulla strada e non sul luogo di lavoro.

È quanto emerso alla Conferenza provinciale permanente tenutasi giovedì mattina in prefettura, nel corso della quale sono presentati i dati statistici e tendenziali relativi agli incidenti sul lavoro avvenuti in provincia e ai controlli ispettivi effettuati.  Tale attività di indagine rientra tra gli obiettivi dell’Osservatorio provinciale sulla sicurezza e legalità del lavoro, l’organismo costituito nel marzo scorso e coordinato dalla prefettura, di cui fanno parte i rappresentanti delle associazioni datoriali, sindacali, enti di vigilanza e altre istituzioni a vario titolo interessate.

I dati ‘definitivi’ – cioè i casi effettivamente accertati come infortuni sul lavoro – dicono che tra 2015 e 2016 le cose soano un po’ migliorate, almeno a livello numerico: il totale degli infortuni del 2016 è stato di 2.665 contro i 2.789 dell’anno precedente. La maggior parte, per entrambi gli anni, si sono verificati nel settore dei servizi, seguito dall’industria e dall’agricoltura.

Gli infortuni mortali sono passati dagli 8 del 2015 ai 9 del 2016: in quest’ultimo anno sono cresciuti gli incidenti fatali in agricoltura, passando da 1 a 4, mentre sono rimasti stabili quelli nei servizi e negli altri settori, industria esclusa (nel 2015 ci fu un mortale, nel 2016 nessuno). Diminuiti gli infortuni che hanno portato a una qualche forma di invalidità – permanente o temporanea – sono diminuiti.

“I dati sono contrastanti – spiega il prefetto Michele Tortora -, l’andamento è stabile tra 2015 e 2016, anche se in leggero miglioramento, ma ciò non ci rassicura, dobbiamo migliorare. Ci vogliono buone leggi, controlli e una seria opera di prevenzione”.

Prevenzione che, però, non deve riguardare solo i luoghi di lavoro ma anche i lavoratori: “Gran parte dei controlli – osserva ancora Tortora – danno atto della scarsa predisposizione dei lavoratori ad adeguarsi alle norme anti-infortunistiche”.

Ma c’è anche dell’altro che, a prima vista, potrebbe sembrare estraneo a tutto ciò: “Un elemento importante è la sicurezza stradale – afferma il prefetto -: il 50% degli infortuni denunciati è legato alla sicurezza stradale e stiamo lavorando per fare prevenzione anche in questo campo”.

Dato negativo è anche l’aumento delle malattie professionali considerando una scala temporale che parte dal 2012 e arriva fino al 2016. Quelle denunciate sono cresciute del 22,48% (258 contro 312) con un fortissimo impatto nell’agricoltura, dove le malattie professionali sono aumentate di quasi l’85%, mentre negli altri settori sono diminuite.

Nei prossimi giorni verrà presentato un protocollo provinciale realizzato d’intesa tra gli organismi pubblici, i sindacati e le associazioni di categoria che conterrà, spiega il prefetto, “i principi comuni contro il lavoro nero e per un lavoro sicuro: è una battaglia che deve riguardare tutti”.

Per quanto riguarda i controlli, la maggior parte delle sanzioni nei casi di incidente riguarda comunque violazioni degli obblighi del datore di lavoro sull’uso delle attrezzature.

I controlli in sé però sono diminuiti a livello numerico tra 2015 e 2016, passando da 1.911 a 1473. Nel primo anno sono state denunciate ben 1.027 aziende irregolari, con 70 sospensioni di attività. Nel 2016 le aziende irregolari sono state di meno, 770 in tutto, ma il numero di quelle sospese è rimasto quasi identico: 69. La maggior parte dei controlli, quasi il 60%, è stato effettuato nel settore dei servizi.

Nel 2015 i lavoratori a cui si riferivano le violazioni sono stati 752, a cui vanno aggiunti 639 lavoratori in nero (15 clandestini); nel 2016 le violazioni sono aumentate fino a 860, ma i lavoratori in nero sono stati 362 (4 clandestini). I lavoratori in nero sono stati trovati per la maggior parte nelle imprese dedite ai servizi, mentre i clandestini sembrano appannaggio dell’industria.

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