È una delle armi che a lungo le difese hanno provato a introdurre nel ‘duello’ processuale e ora hanno avuto il permesso di usarla in qualche modo. Parliamo processo per i crolli alla Tecopress di Dosso durante il sisma del 2012 e del decreto con il quale il gip del tribunale di Modena ha disposto l’archiviazione del procedimento per eventi simili.
Imputati per l’omicidio colposo dell’operaio Gerardo Cesaro ci sono l’ingegnere Modesto Cavicchi e i due progettisti e direttori dei lavori, Dario Gagliandi e Antonio Proni, che si occuparono rispettivamente delle fondamenta e del capannone; il legale rappresentate dell’azienda, Enzo Dondi, e la responsabile della sicurezza Elena Parmeggiani.
Il decreto di archiviazione modenese (che seguiva una richiesta di archiviazione presentata dalla procura) è stato acquisito nel procedimento ferrarese come documento che prova un fatto storico, ma il suo ‘peso’ – a favore dell’innocenza o colpevolezza degli imputati o anche del sua scarsa utilità per il giudizio in corso – è del tutto rimesso alla valutazione del giudice. Per le difese è importante perché è la dimostrazione che secondo la legge non dovevano essere fatti adeguamenti sismici nei capannoni di Dosso, realizzati prima dell’ingresso legislativo del Ferrarese in area a rischio sismico.
Nell’udienza di giovedì è stato inoltre sentito un esperto di sicurezza chiamato a testimoniare dalla difesa di Dondi e Parmeggiani (avvocato Riccardo Caniato) che ha spiegato come il compito come nella valutazione del rischio, secondo la legge e secondo la sua esperienza, non è compresa la valutazione del rischio sismico, ma solo quelli legato all’ambito della produzione.
L’udienza è stata aggiornata al 18 dicembre, ma sarà solo interlocutoria: il consulente del pubblico ministero sta infatti preparando una memoria alla quale dovranno ovviamente avere accesso anche i consulenti delle difese in modo da poter fare le loro contro-valutazioni.
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