Cronaca
31 Ottobre 2017
La rivelazione di un funzionario dell'Agenzia delle Entrate nel processo a carico di Riccardo Schincaglia. Il legale dell'imputato: «Sono solo illazioni, movimentazioni lecite e tutte sui conti della mamma»

Auto di lusso in leasing e 600mila euro in Svizzera per il commercialista

di Daniele Oppo | 2 min

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Il commercialista Riccardo Schincaglia investì circa 600mila euro in titoli, li girò sul conto corrente della madre e poi finirono in un conto corrente svizzero. Da lì sparirono e oggi non si sa che fine abbiano fatto.

Ad affermarlo è stato un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, sentito come testimone nel processo che vede il commercialista – difeso dall’avvocato Alberto Bova – accusato di aver dafraudato lo Stato con false compensazioni Iva per i propri i clienti e di aver indebitamente trattenuto da questi ultimi una somma pari a circa 500mila euro.

Il processo nasce proprio dagli accertamenti dell’Agenzia delle entrate a carico di oltre 50 clienti del commercialista – in larga parte stranieri – che ricevettero salatissime cartelle esattoriali per tasse non pagate nel periodo 2008-2013. Tra questi c’era anche l’artigiano 48enne di Porotto che si tolse la vita dopo l’arrivo di una cartella da 80mila euro.

La rivelazione del funzionario sul (presunto) tesoretto nascosto di Schincaglia è arrivata durante l’udienza di lunedì davanti al giudice Debora Landolfi in cui si sta procedendo all’esame di ogni singola posizione delle parti offese, sentendo sia gli imprenditori che sarebbero stati ingannati, sia i funzionari dell’Agenzia che hanno seguito le loro pratiche. L’esistenza di un tesoretto nascosto in Svizzera sarebbe emersa durante un accertamento della stessa Agenzia sui conti del commercialista, effettuata nell’ambito dei controlli che riguardavano anche i suoi clienti. Il funzionario ha rivelato anche come nello stesso periodo Schincaglia avesse preso in leasing – tra Porsche e Ferrari – varie auto di lusso (uno dei suoi ex clienti, oggi parte civile tramite l’avvocato Saverio Stano – si accorse di essere coinvolto in qualcosa che non andava proprio dopo aver ricevuto una multa per una Porsche di cui non aveva alcuna contezza).

«Si tratta di soldi di proprietà della mamma che si trovavano su un conto appartenente alla mamma da oltre vent’anni e di cui Schincaglia non aveva neanche la delega – ribatte l’avvocato Bova -. È tanto vero che si trattava di una movimentazione lecita (il trasferimento mediante bonifico bancario su di un conto Svizzero intestato sempre alla mamma) che nonostante siamo trascorsi 5 anni dall’operazione, l’agenzia delle Entrate non ha contestato alcunché. Si tratta solo di illazioni».

Un altro testimone – anche lui parte civile nel processo tramite l’avvocato Simone Bianchi –  ha raccontato invece che Schincaglia reagisse particolarmente male quando veniva pagato tramite assegni, pretendendo il pagamento in contanti.

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