Comacchio
19 Settembre 2017
A processo per omicidio colposo l'ex dirigente ai Lavori Pubblici del Comune di Comacchio

Tragedia del Mezzano. Il Comune doveva intervenire sulla segnaletica

di Daniele Oppo | 2 min

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L’incrocio ripulito e con segnaletica rifatta

Il Comune doveva curare la manutenzione di via Fosse, all’incrocio con via Umana, sia la segnaletica verticale che quella orizzontale: la prima occultata dalla vegetazione, le seconda ormai consumata. Entrambe infatti, a pochissimi giorni dall’incidente, vennero risistemate.

È quel che si evince dalla consulenza tecnica fatta effettuare dal pubblico ministero per il processo che vede imputato per omicidio colposo l’ex dirigente ai Lavori Pubblici del Comune di Comacchio, Claudio Fedozzi, difeso dall’avvocato Riccardo Venturi.

Il processo è relativo al terribile incidente del 24 aprile 2014, nel Mezzano, all’incrocio tra via Umana e via Fosse, dove alle 19,15 morirono Nicola Buonafede, comacchiese di 23 anni che guidava una Volkswagen Polo e Spasojka Kukilo e Radmilla Pejovic, due donne di nazionalità serba di 45 anni, che viaggiavano a bordo di un pulmino Ford Transit, guidato da Zeljko Kukilo, 45 anni e marito di una delle vittime, che ha già patteggiato una condanna a 8 mesi per aver superato i limiti di velocità e aver concausato lo schianto mortale.

Secondo il consulente del pm Giuseppe Tittaferrante entrambi gli automobilisti avevano una parte della colpa: entrambi viaggiavano al di sopra dei rispettivi limiti di velocità (80 km/h per poi scalare fino a 65 poco prima dell’impatto Buonafede, oltre i 100 km/h Kukilo), ma a influire furono anche le «criticità» che presentava la strada, soprattuto via Fosse, in cui due cartelli, quello di preavviso e quello di stop, erano nascosti dalla vegetazione, e la segnaletica a terra era visibile solo in prossimità, a pochi metri di distanza.

Il consulente della famiglia Buonafede – costituitasi parte civile tramite gli avvocato Samuele Bellotti e Giacomo Forlani – addirittura pochissimi giorni dopo l’incidente, le fronde degli alberi che coprivano i cartelli stradali vennero tagliate a mano da qualcuno, ancor prima di procedere con uno sfalcio completo e il rinnovo della segnaletica orizzontale.

Per il consulente della difesa – che però ha potuto visionare solo alcune foto scattate al tempo dalla Polstrada e un filmato girato da uno zio di Buonafede – i cartelli e la segnaletica sarebbero stati visibili a un autista che avesse guidato prudentemente viste le condizioni della strada, escludendo così responsabilità dell’ente pubblico per la scarsa manutenzione, anche davanti al rilievo mosso dal pm in base al quale si evince che l’ultimo intervento venne effettuato quattro anni prima.

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