Copparo. Non c’è accordo tra i consulenti nel processo che vede a giudizio una donna accusata di circonvenzione d’incapace per essersi fatta intestare beni dallo zio morente.
Per volontà del giudice Vartan Giacomelli si sono a lungo confrontati sulla questione senza che nessuno sia riuscito a far prevalere le proprie argomentazioni in modo incontestabile.
Se da una parte quelli della procura e della parte civile (fratello del testatore, rappresentato dall’avvocato Claudio Maruzzi) sostengono che il testamento sia stato redatto in un momento in cui l’uomo versava in condizioni di sofferenza psichica oltre che fisica e poi retrodatato; dall’altra i consulenti della difesa (avvocato Federico Battistini dello studio Dario Bolognesi) contestano questo assunto: secondo loro – in sostanza – non c’è alcuna prova che conduca a tali conclusioni e i segni incerti sarebbero riconducibili all’età avanzata dell’uomo e non a una sua condizione di infermità. Inoltre non ci sarebbero scritti comparativi utili per evidenziare eventuali differenze.
Rimane dunque una discreta incertezza sulla fondatezza delle accuse, anche se una delle testimoni portate dalla procura in aula – un’assistente privata che avrebbe assistito l’anziano mentre era ricoverato in un’ospedale del Ravennate, non comparsa alla scorsa udienza per un problema con le notifiche – sostiene di aver sentito l’imputata confessare che l’uomo avesse fatto testamento in un momento in cui stava male e che poi lui stesso non ricordasse l’episodio, affermando che avrebbe fatto testamento al suo gatto. Per la difesa si tratta di una testimonianza poco verosimile, dato che lei e l’imputata non hanno mai intrattenuto rapporti particolarmente amichevoli e dato che tra loro ci furono screzi relativi al pagamento delle prestazioni.
Nella prossima udienza, fissata per il 26 settembre, compariranno gli ultimi testimoni di parte civile e difesa.
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