Si erano da qualche anno si erano trasferiti nel Ferrarese venendo da un’altra provincia emiliana. Lui 53 anni, lei 56. Anni però difficili, tanto che la donna – dopo l’ennesimo episodio violento – è arrivata a denunciare il marito per maltrattamenti.
Giovedì mattina, davanti al giudice Luca Marini, il processo nei confronti del marito si è però concluso con un’assoluzione perché il fatto non sussiste. Lei, parte civile rappresentata dall’avvocato Stefania Smanio, ha raccontato le numerose angherie subite nel tempo: ha riferito di essere stata picchiata, anche davanti al figlio minorenne della coppia, ha raccontato episodi in cui lui le lanciava anche bottiglie di birra, le ingiurie, minacce di morte rivolte e lei e a sua madre. Un episodio in particolare è quello che l’ha condotta alla denuncia: la donna ha infatti raccontato che un giorno il marito le ha puntato un coltello da cucina alla gola e lei, spaventata, scappò in campagna, dove trascorse la notte, non prima di aver allertato i carabinieri.
In udienza sono stati sentiti alcuni testimoni che in sostanza non hanno confermato le violenze, ma hanno rilevato l’esistenza di un clima di tensione interno alla coppia. Lui – difeso dagli avvocati Gianni Ricciuti e Vittorio Zappaterra – ha ammesso in parte le sue colpe, scusandosi per quanto fatto: ha riferito al giudice di aver passato un momento drammatico, una crisi di lavoro, la mancanza di soldi e la morte del padre. Ha anche ammesso di aver spaccato alcuni oggetti in casa, come un armadio preso a pugni. L’episodio della minaccia con il coltello è però raccontato in maniera differente: non alla gola, ma avrebbe tagliato la borsetta della moglie, riconoscendo però che questo – giustamente – avrebbe potuto preoccuparla. L’uomo è stato però fermo nell’escludere di aver mai picchiato o procurato lesioni alla moglie.
Ed è probabilmente apparso molto sincero agli occhi del giudice che l’ha mandato a casa assolto pienamente dall’accusa di maltrattamenti. Alla fine un pianto liberatorio.
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