Attualità
8 Maggio 2017
La tela sul soffitto della chiesa torna al suo antico splendore in vista della mostra al Diamanti

Santa Maria in Vado recupera il capolavoro del Bononi

di Elisa Fornasini | 3 min

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Lo stato di cattiva conservazione ha squarciato la tela di Bononi raffigurante l’Incoronazione della Vergine conservata nella chiesa di Santa Maria in Vado. Il grande strappo che taglia a metà il più grande capolavoro del maestro del Seicento è stato incerottato e sarà oggetto di un corposo restauro che riporterà il dipinto al suo antico splendore entro settembre, in vista della mostra dedicata a Carlo Bononi che verrà inaugurata il 15 ottobre a palazzo dei Diamanti.

“L’opera è stata rimossa dalla sua collocazione originaria (il soffitto della basilica, ndr) perché a rischio crollo dopo il terremoto del 2012 – ricorda Giovanni Sassu, conservatore dei Musei di Arte Antica -. Questo primo intervento ha permesso di rivelare uno stato di conservazione drammatico a causa dei danni inferti da volatili, topi, insetti e attacchi microbiologici”. Un problema su tutti? Dal sottotetto sono entrati i piccioni che hanno fatto il nido sul retro della tela.

Così il dipinto, datato 1617, è rimasto in deposito in attesa di un benefattore che finanziasse il restauro. Il ‘mecenate’ è il Cias (Centro Ricerche Inquinamento Fisico Chimico Microbiologico Ambienti Alta Sterilità) dell’Università di Ferrara che tramite un accordo a cinque – sottoscritto con la parrocchia di Santa Maria in Vado, il Consorzio Futuro in Ricerca, il Comune di Ferrara e la Fondazione Ferrara Arte – si occuperà del restauro e della valorizzazione dell’Incoronazione della Vergine.

“Effettueremo un’analisi ad ampio raggio con un approccio multidisciplinare e innovativo – anticipa Sante Mazzacane, responsabile scientifico del Cias – che unisce diverse professionalità per indagini teologiche, storiche, fisiche, chimiche e microbiologie. L’obiettivo principale è verificare se le tecniche di decontaminazione microbiologica già usate negli ospedali e in agricoltura possano essere applicate a manufatti artistici, oltre a studiare le caratteristiche organiche del dipinto”.

Sia il restauro pittorico che una parte delle indagini scientifiche saranno eseguite in un “cantiere aperto” già preparato nella chiesa. “Sono felice di poter rimettere mano a questa magnifica opera che restaurai negli anni Novanta – racconta il restauratore Fabio Bevilacqua – e di poter intraprendere un cantiere aperto per far vedere come si fa un restauro e come si conserva un’opera”. Altre ricerche saranno eseguite nei laboratori del Cias sotto gli occhi degli studenti del liceo Ariosto durante il tirocinio estivo.

Un complesso lavoro che porterà a settembre all’inaugurazione di una piccola mostra ospitata all’interno della chiesa che sarà collegata in contemporanea alla monografica su Bononi al Diamanti fino al 7 gennaio. “L’esposizione su L’ultimo sognatore dell’Officina Ferrarese segnerà un passo in avanti in termini di tutela, valorizzazione e ricerca di un artista ancora poco conosciuto del Seicento ferrarese” assicura il vicesindaco Massimo Maisto.

Chissà se i visitatori ferraresi proveranno le stesse “lagrime di giubilo” sperimentate dal Guercino quando osservava i quadri del Boboni, che “merita di essere stimato perché i colori che lui adopera sono impastati di cuore liquefatto“. Una emozionante presentazione in attesa della fine del recupero che, come sottolinea il parroco e rettore della basilica don Riccardo Petroni, “rappresenta un dono per tutta la società civile e per tutta la cultura della città”.

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