Cronaca
3 Febbraio 2017
La corte d'appello di Bologna conferma la sentenza di primo grado: obbligazioni troppo rischiose per il portafoglio della cliente

Bond argentini. Montepaschi condannato a restituire 60mila euro

di Daniele Oppo | 2 min

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Bond argentini venduti a una cliente che non avrebbe potuto sottoscriverli dato il profilo di rischio e così il Monte dei Paschi di Siena si ritrova a dover restituire 60mila euro.

La vicenda – che riguarda una signora ferrarese – aveva già visto un primo punto fermo fissato nel 2011 dal tribunale di Ferrara, che aveva condannato la banca alla restituzione della somma. Negli ultimi giorni la terza sezione civile della Corte d’appello di Bologna ha confermato la sentenza.

La donna aveva sottoscritto tre bond argentini tra il 2000 e il 2001 in tre tranche, anche se a processo ha disconosciuto le firme nelle ultime due sottoscrizioni. Nel 2007 vede – come i tutti i sottoscrittori di bond argentini – il proprio investimento svalutarsi in un lampo e decidere di chiuderlo con quel che rimane: 30mila euro. L’anno successivo si rivolge all’associazione Movimento difesa del cittadino di Ferrara – rappresentata dall’avvocato Gianni Ricciuti – e insieme decido le azioni da intraprendere. Nel 2011 parte il processo, con la signora difesa dall’avvocato Michele Montanari e l’associazione che si costituisce.

Emerge che la banca – allora era l’Antonveneta, poi assorbita dal Montepaschi – aveva venduto i bond alla signora che però aveva un portafoglio non era adatto a quel profilo di rischio, inoltre lei sosteneva e sostiene di aver firmato solo una delle tre informative presentate dalla banca. Due firme infatti vengono disconosciute e un testimone afferma che addirittura le obbligazioni sarebbero state riacquistate all’insaputa della signora dopo la loro cessione.

Secondo il Montepaschi la signora era invece consapevole del proprio investimento, avendo nel proprio portafoglio azioni e altre obbligazioni ma la perizia ha mostrato che l’80% degli investimenti fosse a bassissimo rischio, mentre il restante era occupato proprio dai bond argentini.

La banca aveva già liquidato i 60mila euro al termine del primo grado di giudizio, ma aveva anche proposto l’impugnazione della sentenza in appello, ma i giudici felsinei gli hanno dato nuovamente torto.

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