Berco, ThyssenKrupp formerà una holding entro il 2028
È ancora forte la preoccupazione dei sindacati per il futuro di Berco, anche a seguito dell'incontro di monitoraggio che si è svolto il 25 marzo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy
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Uno scontro molto forte ha visto coinvolte due auto all'incrocio tra via Renazzo e via Bianchi a Renazzo tra le 16 e le 17. Una bimba di circa due anni e mezzo è rimasta ferita ed è stata elitrasportata all'ospedale Maggiore di Bologna
Non più lesioni personali aggravate, ma omicidio preterintenzionale. È la nuova accusa formulata nei confronti di un 23enne ferrarese, a processo per la morte del nonno di 83 anni, arrivata dopo quasi un anno di agonia dal giorno in cui, durante una violenta aggressione domestica, l'anziano aveva riportato gravi ferite per le botte rifilategli proprio dal nipote
Aveva accusato un 65enne di Comacchio di tentata rapina aggravata in stazione. L'uomo però era stato successivamente assolto con formula piena dal tribunale di Ferrara, dopo che le immagini di videosorveglianza avevano rivelato una dinamica dei fatti completamente ribaltata
Si è presentato sotto casa dell'ex moglie nonostante il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico, finendo arrestato dopo aver opposto resistenza ai carabinieri intervenuti sul posto
Non ci furono pressioni indebite, né minacce da parte del medico Paolo Droghetti nei confronti di Bruno Di Lascio affinché non si ripresentasse alle elezioni del 2014 per la presidenza dell’Ordine dei medici.
È quel che è emerso durante l’ultima udienza del processo a carico di Droghetti – difeso dall’avvocato Marco Linguerri -, imputato per violenza privata ma che sembra decisamente diretto verso l’assoluzione. Di Lascio infatti, parte civile nel processo tramite l’avvocato Massimo Mazzanti e sentito come testimone, ha escluso al termine di un serrato controesame di essere stato minacciato direttamente da Droghetti, anche se ha ribadito di aver interpretato in tal senso quanto da lui riferitogli nel settembre 2014.
La querela nasce infatti da un fatto accaduto il 24 settembre 2014 – a poca distanza dalle elezioni nell’Ordine – quando Di Lascio venne raggiunto da un collega che fece da ‘emissario’ di Droghetti: “diceva che alla Giornata del medico avrei dovuto dichiarare che non mi sarei ricandidato, altrimenti c’erano delle carte che servivano a mettere in difficoltà me e i miei figli. Se non mi fossi ricandidato il nuovo consiglio mi avrebbe dato un riconoscimento per l’attività svolta e avrebbero inoltre trovato una sistemazione professionale per mio figlio Federico”. Federico, anch’egli medico, è al momento sospeso dopo un procedimento amministrativo ancora pendente.
La mattina dopo Di Lascio contattò Droghetti per un incontro. Quest’ultimo fissò un appuntamento per le 21, ma Di Lascio si recò da lui al mattino, all’improvviso ed era turbato. Droghetti confermò quanto aveva riportato in sua vece l’emissario. I due si confrontarono e spuntò il nome di Claudio Casaroli (anche lui querelato e già archiviato): Droghetti disse che fu lui nel corso di una riunione tra medici a dire che c’erano quelle carte e cosa avrebbe dovuto fare Di Lascio, ma proprio Di Lasciò rimase ancora più turbato, affermando di averlo sentito poco prima per telefono dire che non ne sapeva nulla.
L’odierno imputato allora disse che non voleva fare “la fine della fetta di prosciutto nel panino”, e chiamò più volte Casaroli, senza successo. Contattò allora un altro medico presente a quella riunione, Francesco Levato, che giunse subito: “cercò di stemperare – racconta Di Lascio -, mi disse che non era d’accordo con quell’azione perché i figli non si toccano”. E anche Levato, risulta dalla querela, affermò che Droghetti fece solo da intermediario, perché era preoccupato, anche se Di Lascio, pur ammettendo di non aver subito da lui una minaccia diretta, ha continuato a sostenere che non percepì affatto quell’intervento come un consiglio dato da un amico o, anzi, da “un ottimo conoscente da più di quarant’anni”.
Droghetti peraltro non risultava né candidato né interessato a sostenere qualche candidato in particolare in quelle elezioni. Di Lascio comunque si presentò e vinse, anche se in maniera travagliata.
Dopo la sua deposizione, il giudice Sandra Lepore ha dato una decisa accelerazione al processo, escludendo il resto dei testimoni, acquisendo agli atti la querela presentata da Di Lascio e le dichiarazioni rese dalla moglie e dichiarando chiusa l’istruttoria con rinvio a marzo per la discussione.
La vicenda, come emerso nel corso dell’udienza, si inserisce in una storia più ampia in cui Di Lascio, oltre a Droghetti e Casaroli, ha coinvolto anche Piertomaso Mecozzi – ex presidente dell’Ordine – per averlo minacciato e ricattato per non ripresentarsi alle elezioni, pena un’azione di intimidazione nei confronti dei figli: avrebbe mandato a dire di essere in possesso di carte compromettenti per lui e per il figlio e che le avrebbe usate. Ma, anche qui, come nel caso di Casaroli, tutto è finito con un’archiviazione perché quelle parole non costituivano una minaccia. Insomma, se davvero ci furono pressioni illecite nei confronti dell’attuale presidente dell’Ordine dei medici, finora non c’è stato nessun riscontro processuale.
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