Politica
31 Gennaio 2017
Cinque comuni votano contro le linee guida per la riorganizzazione della rete ospedaliera provinciale, ma la maggioranze le approva

Sanità, la rivolta dei sindaci del Delta

di Daniele Oppo | 6 min

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Passano, ma con la netta frattura – anche politica – dei Comuni del Delta, le linee guida per la riorganizzazione delle rete ospedaliera ferrarese.

Il Delta dissidente. Il documento è stato presentato e votato nel pomeriggio di lunedì nella Conferenza territoriale socio sanitaria, incassando l’approvazione della maggioranza ma anche il voto contrario e compatto dei sindaci di Comacchio, Codigoro, Goro, Lagosanto e Mesola, mentre solo Bondeno e Tresigallo si sono astenuti. I sindaci del Delta – capitanati dal sindaco di Lagosanto Maria Teresa Romanini, che è dipendete Ausl – hanno accusato le direzioni sanitarie di aver presentato documenti per alcuni versi molto articolati, per altri molto generici, parlando di “carenze inaccettabili” e mostrando una notevole sfiducia nel processo di riorganizzazione proposto. Chi invece ha votato a favore ha parlato di un buon documento che indica con precisione cosa viene fatto in ogni presidio e che ha raccolto molte delle indicazioni provenienti dai sindaci.

Implicazioni politiche. Insomma, c’è una spaccatura evidente tra il Delta e il resto della provincia, che ha anche implicazioni politiche di non poco conto: escludendo il civico Marco Fabbri (ex M5S), i “dissidenti” sono infatti amministratori di area Pd che con il loro voto ‘sfiduciano’ l’operato dei dirigenti regionali nominati dalla maggioranza che porta i loro stessi colori e testimonia anche l’assenza di una coordinazione provinciale pre-voto per concertare una decisione comune.

L’amarezza di Vagnini (Ausl). Una posizione che lascia l’amaro in bocca al dg dell’Ausl Claudio Vagnini, da pochi mesi operativo a Ferrara. “Ci siamo rimasti molto male per le posizioni molto ostili e poco disponibili e non so come ovviare a tale situazione: non la leggo come una posizione di grande fiducia e mi dispiace – continua Vagnini – perché se mi sono speso in questi mesi è stato proprio per quella parte del territorio”. Il dg dell’Ausl appare veramente spiazzato: “Ho sentito frasi inaspettate da zone che hanno servizi di una qualità che altri non hanno. C’è la questione Comacchio, di riorganizzazione del territorio che verrà fatta con un documento ad hoc, da costruire nelle prossime settimane”. Tra le critiche quella di aver presentato documenti carenti di dettagli, ma Vagnini rimanda al mittente: “Avremmo potute scrivere più dettagli, ma solo per il Delta c’è un documento di 140 pagine che non è riassumibile nelle linee guida che sono generiche”. Su una cosa Vagnini è perentorio: “Non c’è nessun abbandono, nessuna riduzione se non quella oggettiva della natalità al Delta, dove però si inserisce la procreazione assistita, che va via da Cona”. Circolavano, infine, voci su conflitto con il dg del Sant’Anna, ma il suo omologo dell’Ausl nega con forza: “Se c’è una persona con cui sono in sintonia è Tiziano Carradori – afferma -. Mi sta mostrando collaborazione e voglia di lavorare insieme come pochi altri. Sta lavorando per la popolazione ferrarese”.

Ma cosa prevede il piano di riorganizzazione che tanta divisione e malumore ha creato? Di seguito alcune indicazioni ricavabili dal documento votato.

Organizzazione coordinata e unificata. Le due aziende sanitarie hanno presentato un nuovo modello organizzativo che dovrebbe – almeno nella volontà – adeguarsi alla disciplina regionale e nazionale. Si parte dall’unificazione delle funzioni organizzative oggi divise tra Ausl e Anzienda ospedaliero-universitaria. Quest’ultima – si legge nel documento – “assume la direzione operativa dell’intera assistenza ospedaliera del ferrarese, inclusa quella assicurata dai presidi ospedalieri dell’Azienda Usl. Per converso, l’Azienda Usl assicura la direzione strategica e operativa dell’assistenza territoriale. La direzione strategica dell’assistenza ospedaliera è rimessa al Collegio Strategico Ferrarese, risultante dalle due direzioni generali”.

I dipartimenti. Cambierà anche l’organizzazione dei dipartimenti: gli otto del Sant’Anna e i nove dell’Ausl verranno riassorbiti in otto dipartimenti che dovranno di conseguenza integrare le proprie funzioni. I dipartimenti risultanti saranno dunque: Emergenza; Oncologico/medico specialistico; Medico; Neuroscienze e neuroriabilitazione; Chirurgie specialistiche; Chirurgico; Radiologia; Materno-infantile; Biotecnologie, trasfusionale e di laboratorio. Verrà realizzato inoltre un Comprehensive Cancer Network, che armonizza e integra “le azioni compiute dalle articolazioni organizzative territoriali preventive e palliative con quelle di approfondimento diagnostico e di terapia chirurgica e medica ospedaliera, integrando il punto di vista del beneficiario delle cure nella valutazione e indirizzo delle attività”.

Quattro ospedali. Rimane di base la struttura hub-spoke della rete ospedaliera, che sarà composta da quattro strutture: l’hub di Cona e i tre ospedali territoriali di Argenta, Cento e di Lagosanto.

L’ospedale di Argenta sarà la base per la costituzione di un modello di “focused factory” con “due linee di servizio specialistiche in setting di chirurgia di giorno: oculistica e di chirurgia vascolare, finalizzate per la prima all’esecuzione di interventi per cataratta e di procedure per il trattamento intravitreale delle degenerazioni vascolari retiniche; per la seconda al trattamento chirurgico delle vasculopatie venose periferiche, in collegamento con il centro per il trattamento delle arteriopatie periferiche e del piede diabetico, in via di sviluppo presso il Delta”.

L’ospedale di Cento sarà la sede di erogazione della chirurgia del pavimento pelvico femminile, realizzata dalla collaborazione tra urologi e ginecologi. “L’équipe di Medicina Interna – si legge nelle linee guida – ha dato vita al Centro per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino, le cui competenze integrano e sono ricondotte nel più generale quadro dell’assistenza gastroenterologica garantita dalla UOC di gastroenterologia del Sant’Anna. A Cento è inoltre presente un punto nascita che, sebbene al di sotto della numerosità indicata dalla normativa vigente, viene mantenuto attivo garantendone i requisiti di qualità e sicurezza previsti dalla legge e dalla letteratura più aggiornata, a fronte della disattivazione prevista per il punto nascita dell’ospedale del Delta, determinata da un trend demografico di costante riduzione dei parti”.

L’ospedale di Lagosanto, al centro delle recenti polemiche sulla chiusura del punto nascite – fattore che non è irrilevante nella contestazione dei sindaci del Delta  – sarà sede di sviluppo del nuovo centro di Procreazione Medicalmente Assistita e della chirurgia di parete. Rimane il centro per il trattamento delle arteriopatie periferiche e del piede diabetico e, dall’integrazione di cardiologia e fisiatria, “deve essere sviluppata la cardio-riabilitazione, dedicata a pazienti che hanno sostenuto interventi complessi di cardiochirurgia”. L’urologia mantiene l’attività chirurgica di media complessità potenziandola dal punto di vista delle tecniche, utilizzando le vie di accesso mininvasive secondo le attuali linee guida.

I posti letto. Diminuiranno i posti letto su base provinciale, che saranno in tutto 1363 (inclusi anche Quisisana e Salus) e verranno rideterminati per motivi di composizione e funzionalità dei servizi, mentre quelli attuali sono adeguati agli standard determinati dalla numerosità della popolazione e dal tasso di occupazione degli stessi grazie alla trasformazione dell’attività di day hospital medico in day-service ambulatoriale, inclusa l’attività oncologica. Tra posti ordinari, day hospital e day-service saranno: 710 a Cona, 201 al Delta, 111 ad Argenta, 150 a Cento a cui vanno aggiunti i 103 Quisisana e i 117 di Villa Salus. Disaggregati per tipologia, in tutta la provincia ci saranno 1309 posti letto ordinari, 7 di day hospital e 47 di day-service.

Le unità operative. Infine ci saranno modifiche di base anche per quanto riguarda le unità operative, che seguiranno due principi: “Le strutture specialistiche coincidono con quelle che la programmazione regionale riconoscerà e sono tendenzialmente dislocate presso il Sant’Anna, essendo loro affidato il processo di produzione relativo alle fasi ospedaliere o alle procedure specifiche che possano essere appropriatamente periferizzate. Tali strutture non prevedono duplicazioni. Le discipline di base contenute nel Sant’Anna prevedono duplicazioni, qualora la loro dimensione non possa essere gestita con un numero ragionevole di unità operative semplici”.

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