Un errore da parte della biglietteria di Trenitalia poteva costare caro a due ragazzi ferraresi senza l’intervento del giudice di pace di Bologna.
Il fatto risale al novembre 2014. Quattro amici prenotano un viaggio in treno Ferrara-Milano, con fermata obbligata a Bologna per prendere il Freccia Rossa. Il 3 novembre si recano alla biglietteria dove prenotano e pagano il viaggio sia per l’andata, prevista per il giorno successivo, che per il ritorno, programmato il 5 novembre.
All’andata fila tutto liscio, ma durante il viaggio di ritorno qualcosa non torna: il controllore esamina i primi due biglietti e tutto risulta in regola, con gli ultimi due le cose cambiano. Il treno è quello, l’orario anche, ma hanno una data sbagliata: quella del giorno prima. Il controllore dice ai due ragazzi che stanno viaggiando abusivamente, loro provano a spiegare che probabilmente si è trattato di un errore della biglietteria, ma non vengono creduti. Mora da 90 euro. Loro ci riprovano, fanno notare che l’ora di emissione del biglietto a Ferrara, le 15,20 circa, avrebbe reso impossibile andare a Milano e da lì tornare lo stesso giorno alle 17,40, non avrebbero neppure fatto in tempo ad arrivarci nel capoluogo lombardo. Il controllore è però inflessibile, e così pure il capotreno, era loro responsabilità controllare che i biglietti fossero stati emessi in maniera corretta. Loro provano a spiegare che sì, dovevano controllare, ma dopo aver visto le prime due prenotazioni correttamente impostate, non hanno pensato di guardare anche le altre due. Niente ad fare, rimane la mora.
I giovani decidono di non pagarla, e qualche tempo dopo arriva in casa di entrambi una lettera: è una sanzione da poco più di 300 euro ciascuno. Si preoccupano – 300 euro non sono proprio noccioline di questi tempi – ma sono convinti di essere dalla parte del giusto e si rivolgono al Movimento Difesa del Cittadino, dove l’avvocato Gianni Ricciuti – responsabile dell’associazione a Ferrara – prende in carico la pratica.
Si va così dal giudice di pace di Bologna. Trenitalia si costituisce tramite l’avvocato Alessia Bardino e persegue l’iniziale pretesa. Il giudice però dà ragione ai due giovani ferraresi, ritiene evidente l’errore della biglietteria e la buona fede dei due viaggiatori, stabilisce che non devono pagare alcunché ma che a sborsare dovrà essere invece Trenitalia per le spese di giudizio: circa 700 euro in totale.
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