Argenta
26 Novembre 2016
Prosegue il processo per il fallimento della coop di Filo di Argenta, in aula l'ex presidente Camilletti e l'ex amministratore unico Capisani

Processo Cmr. Il ruolo dell’ex dg Caravita nella vendita di Serco

di Daniele Oppo | 3 min

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cmrFilo di Argenta. La società Serco e il ruolo di Pier Bruno Caravita nella sua cessione al  gruppo Nettuno sono stati gli argomenti principali al centro dell’udienza di venerdì per il crac Cmr, la cooperativa erede della Coopcostruttori, fallita con un buco di 100 milioni reclamati da 300 creditori.

Al banco dei testimoni si sono accomodati il curatore della Serco (l’avvocato Michele Manfrini) e, soprattutto, due ex imputati che hanno già patteggiato la pena: Lauro Capisani, ex amministratore unico di Serco e Giorgio Camiletti, ex presidente di Cmr. Entrambi – anche se con sfumature diverse e rilevanti – hanno sostanzialmente affermato che ogni decisione relativa alla controllata della coop (costituitasi parte civile tramite l’avvocato Eugenio Gallerani), compresa la cessione del 66% della società oggi al vaglio dei giudici, veniva presa da Caravita, anche dopo il pensionamento – giugno 2010, mentre l’operazione Serco è dell’ottobre successivo – dato che il cda gli aveva conferito una procura per risollevare le sorti dell’impresa e recuperare i crediti incagliati.

In particolare Capisani si è descritto come esecutore delle decisioni di Caravita (difeso dall’avvocato Lorenzo Valgimigli), che individuava anche gli acquirenti, e ha affermato che in realtà le riunioni della società non si svolgevano, erano fittizie e di conseguenza lo erano anche i verbali. Sul suo ruolo di mero esecutore è però sorta una contestazione da parte della difesa Caravita, che ha chiesto se gli ‘ordini’ avessero un riscontro documentale, ma Capisani ha affermato che tutto avveniva in forma orale, a differenza di quanto accadeva quando Caravita era ancora dg della coop. Altra contestazione, non di poco conto, è sorta per un’inversione a 180° proprio sul ruolo di Capisani: sentito come persona informata dei fatti dalla Gdf si era infatti attribuito ogni responsabilità sulla vendita di Serco e, rilevato in udienza il contrasto tra le due dichiarazioni, ha affermato di aver mentito in quella sede, di essersi pentito e di aver cambiato versione.

Camilletti dal canto suo ha affermato di non aver mai partecipato a una riunione di Serco, e di non essere stato a consocienza del ruolo di Capisani quale amministratore unico della società, affermando di presumere che comunque Caravita avesse mantenuto un ruolo decisionale.

L’intreccio tra le sorti infauste della coop argentana e gli interessi immobiliari nella marina di Ravenna – in cui Caravita secondo l’accusa avrebbe avuto interessi personali – vengono riportati a galla anche da un altro elemento emerso dalle testimonianze, ovvero che Caravita non si vedeva più a Filo d’Argenta e spesso veniva chiamato al telefono all’ufficio della Siser – società insediata nel porto di Ravenna in cui Cmr aveva una partecipazione – o gli venivano portati in loco gli atti da firmare. La posizione della difesa sul punto è abbastanza semplice: a Caravita era stato chiesto di continuare a gestire la Siser fino alla sua sostituzione e, nel frattempo, la Cmr gli aveva dato l’incarico per il recupero dei crediti che eseguiva dalla sede del suo lavoro principale.

Il (lungo) processo proseguirà il 16 dicembre, quando verranno sentiti altri testimoni.

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