Portomaggiore
25 Novembre 2016
Nell'estate 2013 dei braccianti lamentarono con la violenza un salario inferiore ai patti, i titolari dell'azienda si difesero ma non ci fu reato

Botte per il salario, ma non fu rissa: tutti assolti

di Daniele Oppo | 1 min

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trib2Portomaggiore. Finisce con una sentenza di assoluzione per tutti una contesa sul salario da percepire tra sei braccianti e tre titolari di un’azienda agricola culminata in un parapiglia e una denuncia per rissa.

I fatti sono risalenti all’estate 2013, quando alcuni braccianti – Larbi Chaouki, Adil El Habib, Fouad Boujamaa, Amine Habib, Jawad Ait Ghiourat e Achraf Ait Ghiourat, tutti di nazionalità marocchina, difesi dall’avvocato Alessandro Veronesi del foro di Ferrara – hanno avuto da ridire nei confronti dei titolari dell’azienda agricola per la quale lavoravano (Maurizio e Patrizio D’Angiò e Giuseppe Palumbo), asserendo che questi ultimi gli avrebbero voluto pagare meno ore rispetto a quelle effettuate.

La discussione presto degenera e si arriva alle mani, con i braccianti che – almeno questo è emerso dal processo – le danno e D’Angiò che prima subiscono poi rispondono ai colpi per difendersi. Proprio questa dinamica ha portato il giudice Debora Landolfi ad escludere la qualificazione dell’evento come una rissa ed essendo le lesioni riportate da alcuni partecipanti lievi (prognosi di 5 giorni) è esclusa la procedibilità d’ufficio, né vi è stata alcuna querela di parte.

E così finisce con una sentenza di assoluzione, nessuna rissa: il fatto non sussiste.

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