
Florin Constantin Grumeza (in primo piano) e Leonard Veissel (dietro) scortati dalla polizia penitenziaria (immagine d’archivio)
Sarà il 15 dicembre il momento della verità per il processo sull’omicidio di Cloe Govoni, la pensionata 84enne di Renazzo, barbaramente picchiata durante una rapina nella propria abitazione in cui fu violentemente malmenata anche la cognata 53enne, Maria Humeniuc.
I due entrarono in casa della signora Govoni il 6 novembre del 2015, probabilmente convinti di portarsi via alcune decine di migliaia di euro, oltre ai gioielli, uscendo però con un bottino da 90 euro e un pugno di preziosi, dopo aver massacrato le due donne.
Nell’udienza di giovedì davanti al giudice Piera Tassoni è stato – finalmente – il turno delle arringhe difensive che hanno chiesto entrambe la derubricazione del reato principale in omicidio preterintenzionale, le lesioni gravissime e il minimo della pena per la rapina, con gli imputati (Leonard Veissel e Florin Constantin Grumeza) che, sostanzialmente, si sono rimpallati le responsabilità.
“Ho sostenuto che il mio assistito non è mai entrato in quella casa, nella suola delle sue scarpe non c’era sangue, i vestiti erano puliti”, spiega l’avvocato di Veissel, Fabio Chiarini. “Non vi era l’intenzione di uccidere – afferma invece il difensore di Grumeza, Milena Catozzi -. Si sono allontanati dalla casa che le persone erano ancora vive, Grumeza non voleva un omicidio, ha ammesso di aver dato un pugno alla signora più giovane ma quando è entrato in casa era già stato fatto tutto”. In sostanza è ritornato alla versione che aveva inizialmente sostenuto Grumeza, inoltre, “ha chiesto perdono alle vittime e a Dio per quello che ha fatto”.
Molto critico l’avvocato della famiglia Govoni e della signora Humeniuc, Salvatore Mirabile: “La difesa di Veissel è insostenibile, chiede la derubricazione del reato a omicidio preterintenzionale perché non sarebbe entrato in casa e poi riconosce le lesioni volontarie: ma allora è entrato o no? La difesa Grumeza invece – prosegue Mirabile – non tiene in considerazione che le signore sono state picchiate sistematicamente e prevalentemente al capo, non si può dire che se lo fai a una signora di 80 anni non puoi prevedere che ci scappi il morto. Inoltre, se vedi che la casa è già piena di sangue ti fermi, prevedendo il rischio. È vero poi che le signore erano ancora coscienti quando sono andati via, ma resta il fatto che il 118 lo ha chiamato la signora Humeniuc in un momento di lucidità, non lo hanno fatto loro interrompendo così la loro condotta”.
Parole dure anche sulla richiesta di perdono avanzata da Grumeza: “Le scuse si accettano solo quando vengono ammesse le proprie responsabilità, non quando si ammette quello che fa comodo: questa è una confessione interessata, non è chiedere scusa. È un tentativo tardivo e interessato di ridimensionare la vicenda”.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com