Serviranno ancora due passaggi davanti al giudice per l’udienza preliminare prima di sapere se e per chi il processo proseguirà anche in fase dibattimentale. Intanto il primo è stato fatto: davanti al gup Silvia Marini quella di lunedì mattina è stata la prima udienza preliminare per il procedimento a carico di quaranta persone accusate a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, corruzione (per un’impiegata della Prefettura), falso in atto pubblico (poi derubricato in falso ideologico per induzione) e un giro d’affari sommerso che secondo gli inquirenti è andato oltre i 150mila euro dal 2011.
Le imputazioni più rilevanti formulate dal pm Giuseppe Tittaferrante (corruzione, falso ideologico per induzione, e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) riguardano Simona Granatiero – impiegata della prefettura – che secondo l’accusa avrebbe facilitato le pratiche ottenendo soldi e agevolazioni (un telefono cellulare e qualche pasto gratis). Altra posizione di rilievo è quella dell’avvocatessa Silvia Baldassarre (difesa dal legale Erminia Imperio, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni), accusata di concorso in favoreggiamento all’immigrazione clandestina per dei casi relativi a falsi certificati di residenza in alcune case di Migliarino.
La difesa della Granatiero – rappresentata dall’avvocato Salvatore Mirabile – è categorica nel respingere ogni accusa: “La chiamano funzionaria quando invece è impiegata a tempo determinato con un contratto che viene rinnovato di anno in anno. E per come è strutturato il procedimento amministrativo non esiste né in cielo né in terra che un impiegato riesca a fare quello che dice l’accusa: è impensabile che da sola potesse garantire il buon esito di pratiche gestite in via informatizzata e condivise da tutti gli operatori dello sportello unico dell’immigrazione della prefettura. Sono andati in casa sua a cercare dei timbri, quando i documenti sono tutti informatizzati e per le procedure si può accedere solo dai computer della prefettura. Peraltro in molte date in cui sarebbero stati rilasciati i documenti lei non aveva neppure la possibilità di accedere al sistema e ci sono casi contestati dall’accusa in cui lei stessa aveva proposto il rigetto dell’istanza”. Per il legale c’è anche altro: “Come faceva una persona che lavora in prefettura a essere a conoscenza della falsità dei documenti, gli stessi usati per ottenere un permesso di soggiorno, rilasciati dalle questure? Anche i controlli sulle residenze: non sono competenza della questura ma dei Comuni e dei vigili urbani. La logica allora – prosegue Mirabile – è che o i danni li hanno fatti tutti o non può averli fatti nessuno. Inoltre su 7mila intercettazioni ne vengono usate sempre quattro e c’è una sola persona che parla di soldi (una donna filippina dalle cui dichiarazioni è sorta l’indagine) che è a processo per calunnia nei confronti della mia assistita”.
E a parlare, al termine dell’udienza, è anche la stessa Granatiero, chiamata ad affrontare l’udienza il giorno del suo compleanno: “Dicono che ho ricevuto un cellulare in cambio dei favori, un Samsung S4, peccato che sia stato presentato l’anno dopo, e io ho le fatture di Fastweb che dimostrano che l’ho pagato. Dicono che andavo a mangiare a sbafo nel ristorante cinese, ma usavo i buoni pasto della prefettura come gli altri colleghi. Dicono che ho giocavo 12mila euro nelle slot-machine e che soffrivo di ludopatia, ma non è assolutamente vero. Grazie a questa vicenda ho perso 30 kg e ho dovuto affrontare tante difficoltà. Come facevo a fare tutto io se sono da 12 anni impiegata con richiesta di stabilizzazione dopo aver vinto un concorso e ogni anno devo aspettare il rinnovo? – chiede Granatiero -. Dopo l’inchiesta sono stata demansionata e di fatto non faccio niente tutto il giorno”.
Con loro – tra le altre – ci sono poi le posizioni di due donne cinesi che, secondo l’accusa, facevano da mediatrici tra le persone che chiedevano ricongiungimenti familiari e chi li approvava: si tratta di Xia Lihong, titolare del ristorante cinese di via Garibaldi a Ferrara, e Xiang Aimei del ristorante di Porto Garibaldi. Entrambe – difese dall’avvocato Carlo Bergamasco – oltre a gestire i ristoranti avevano effettivamente una piccola agenzia per la gestione di pratiche burocratiche per aiutare i connazionali: “Non contestiamo questo – specifica l’avvocato – ma contestiamo nel merito il fatto che le residenze per gli immigrati fossero false e che ci sia stata alcuna corruzione”.
L’udienza è stata ‘tecnica’, nel senso che si è proceduto solo alla verifica della regolarità delle notifiche: due imputati hanno scelto la via del giudizio abbreviato, mentre il ministero dell’Interno, tramite l’Avvocatura dello Stato, si è costituito parte civile nei confronti di cinque imputati: l’impiegata della prefettura, l’avvocatessa e tre ‘mediatori’ (due cittadine cinesi – Xia Lihon e Xiang Aimei – e uno tunisino).
L’udienza proseguirà in altre due date: il 19 ottobre, quando parleranno il pm le difese degli imputati minori e il 30 novembre quando dovrebbe, giorno in cui toccherà alle restati difese.
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