“Questa targa sarà un punto di riferimento e di riflessione non solo per i dipendenti dell’istituto penitenziario ma anche per chi ha sbagliato e viene qui a scontare la sua pena”. È con queste parole che il sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri svela la stele marmorea istituita all’ingresso della casa circondariale di via Arginone.
La lapide è dedicata alla memoria di Costantino Satta, comandante delle carceri giudiziarie di Ferrara ucciso a colpi di pistola l’8 giugno 1945 da una banda armata che si era recata nell’allora carcere di Piangipane per liberare dei partigiani e giustiziare 17 detenuti fascisti.
Settantuno anni dopo quel “memorabile esempio di spirito di servizio ed altissimo senso del dovere spinti sino all’estremo sacrificio”, come recita il cippo commemorativo, il carcere ferrarese è stato intitolato al maresciallo Satta.
La cerimonia di intitolazione in pompa magna ha riunito martedì mattina i famigliari del compianto Satta e le principali autorità civili e militari: assente il ministro della Giustizia Andrea Orlando, sostituito dal sottosegretario Cosimo Ferri che ha definito la lapide “un simbolo da riempire di valori che ci devono ispirare nella vita di tutti i giorni per creare un ponte tra la realtà penitenziaria e la società civile”.
Un ponte che rende “il carcere di Ferrara uno dei più importanti d’Italia come esempio di progresso nel trattamento e nella rieducazione dei detenuti” conferma il capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Santi Consolo, il quale definisce Satta “un esempio eroico di civiltà , rispetto delle regole, tutela della vita e della dignità delle persone”.
Un eroe insignito della medaglia d’oro al merito civile da seguire per “operare sempre nel rispetto delle regole e della dignità del prossimo – conclude Consolo – in un momento difficile per la polizia penitenziaria come l’attuale, dove si deve fronteggiare il rischio di terrorismo”.
“Saremo epigono della sua memoria per continuare il nostro compito faticoso, complesso, durissimo, ma anche profondo, luminoso e pieno di soddisfazioni con senso del dovere e umanità profonda che il suo sacrificio ha rappresentato” annuncia la vice comandante Annalisa Gadaleta, affiancata dal direttore Paolo Malato che invita a leggere la lapide come un “un esempio per il nostro lavoro e una sfida per rendere gli istituti penitenziari più aperti e trasparenti”.
Toccanti i pensieri rivolti alla famiglia di Satta, in particolare al figlio Giorgio e al nipote Costantino che porta lo stesso nome del coraggioso nonno. “Avevo quattro anni quando è morto – racconta Giorgio -. Ho vaga memoria di quel giorno ma mi è rimasta impressa l’immagine di mia mamma stesa sul materasso che piangeva”.
Commossi gli applausi delle autorità in prima fila, tra cui il questore Antonio Sbordone, il prefetto Michele Tortora, il procuratore Bruno Cherchi, il provveditore regionale Ilde Runsteni, il garante dei detenuti Marcello Marighelli, il presidente del consiglio comunale Girolamo Calò e una nutrita schiera di rappresentanti delle forze dell’ordine e dell’associazione Nazionale Polizia Penitenziaria (Anppe), esempio fattivo che la divisa non si toglie mai, né dopo la pensione né dopo la morte.
Presenti anche il sindaco Tiziano Tagliani che ha consegnato una targa a Giorgio Satta e l’arcivescovo Luigi Negri che insieme a don Domenico Bedin ha benedetto la stele.
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