Sport
5 Agosto 2016
Il manager ferrarese segue campioni come Meucci, Grenot e Straneo

Marcello Magnani porta 23 atleti alle olimpiadi di Rio

di Elisa Fornasini | 4 min

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Marcello Magnani

Marcello Magnani

Dietro a un grande atleta c’è sempre un grande uomo. Quell’uomo è Marcello Magnani che porterà ben 23 dei 64 atleti della sua scuderia alle olimpiadi di Rio. Il manager ferrarese, classe 1978, è appena atterrato nella città brasiliana, che dal 5 al 21 agosto diventerà capitale mondiale dello sport con la 31esima edizione dei giochi olimpici estivi.

Un’avventura ormai assodata per Magnani e per suo padre Massimo, direttore tecnico organizzativo delle squadre nazionali di atletica. “Ho già lavorato per le olimpiadi del 2004 ad Atene, del 2008 a Pechino e del 2012 a Londra ma tutte le volte è un’emozione unica” ci racconta Marcello che, esclusa l’edizione del ’96 ad Atlanta per l’esame di maturità, segue questa competizione interrottamente dal 1992.

Come è riuscito a trasformare la sua più grande passione, l’atletica leggera, nel suo lavoro?

È cominciato tutto quando avevo 23 anni. Era la fine del 2001 e mio papà mi aveva chiesto di dargli una mano a gestire alcuni ginnasti che stava allenando. Da lì non ho più smesso. So di essere fortunato perché vengo da una famiglia che ha un nome che ti aiuta ad avere più possibilità, ma ho avuto anche la capacità di farmi strada in un mondo davvero selettivo. Ogni mattina, quando mi sveglio, so di essere grato alla mia buona sorte per avermi dato questa opportunità e il lavoro della vita.

Qual è l’aspetto più bello e più brutto di questo mestiere a volte misterioso?

In base ai programmi tecnici di ogni atleta mi occupo degli accordi economici con gare, sponsor e televisione. La parte che preferisco è quella di poter viaggiare e negoziare. I momenti più difficili li condivido con gli atleti, quando subiscono infortuni o non raggiungono i risultati sperati. Il mio compito è tutelare il più possibile questi ragazzi e portare a casa i risultati nel momento in cui le cose non vanno bene.

Tutto il mondo sportivo è in fermento per l’imminente inizio delle gare. Come vive questo momento?

L’olimpiade è particolare, c’è una componente emotiva grandissima. Ma la mia tensione non può essere paragonata a quella degli atleti che lavorano quattro anni per raggiungere questo obiettivo. Anche perché le medaglie non vengono vinte semplicemente dai tre più forti: in gioco c’è un’alchimia di più fattori che devono combaciare nello stesso giorno. Non solo bravura, quindi, ma anche fortuna nel senso di stare alla larga dagli infortuni.

I suoi campioni rappresentano tutte le discipline dell’atletica. Tra loro nessuno è di Ferrara, come mai?

La città non sforna talenti da quando è finita l’onda lunga del fenomeno del Cus Ferrara, centro del fondo in Italia, ai tempi di mio padre e di Giampaolo Lenzi. Dalla fine degli anni ’90 non c’è più stato un ricambio.

Un pronostico per le olimpiadi? C’è qualche nome favorito? 

Ho alcuni nomi in testa che potrebbero avvicinarsi alla medaglia ma oggi so che non farei loro un favore se ne parlassi. L’Italia ha comunque perso Tamberi, che era più di una speranza nel salto in alto, a causa di un infortunio e rischia di perdere anche Schwazer nella maratona. Dopo tutto quello che gli è successo in questi mesi con la questione doping, non arriverà con la testa a posto o al massimo della forma. Tra gli atleti che seguo in gara, i più noti sono Silvano Chesani, Veronica Inglese, Anna Incerti, Libania Grenot, Valeria Straneo, Ruggero Pertile e Daniele Meucci.

Degli atleti che ha rappresentato in tutti questi anni, qualcuno le è rimasto nel cuore?

Ho seguito più di cento atleti diversi. E’ difficile fare un nome su tutti, ma quelli che non dimenticherò mai sono i primi che mi hanno dato fiducia e mi hanno aiutato a crescere nel mio lavoro come Ruggero Pertile, Elisa Cusma, Valeria Straneo, Daniele Meucci, Chiara Rosa e Libania Grenot. Con loro sono legato anche a livello personale. Recentemente è entrato in scuderia anche Filippo Tortu, che si è appena laureato vicecampione del mondo junior dei 100 metri. Un risultato storico per l’atletica italiana che sono felice di rappresentare.

Progetti per il futuro al ritorno da Rio?

Far crescere l’agenzia Mg Sport che ho aperto nel 2014 a Milano con il mio socio Giampiero Schiavo. Lui si occupa del fondo investimenti, io del management e abbiamo una squadra di 8 dipendenti che sta organizzando eventi di running e triathlon in tutta Italia. L’obiettivo è ampliare il circuito sportivo.

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