Solo pochi giorni fa la sentenza della Corte di Cassazione penale ha riportato indietro di 13 anni le lancette dell’orologio per quanto riguarda la quasi totalità del crac CoopCostruttori. Ma quei 13 anni impallidiscono di fronte a un’altra causa che vede protagonista il colosso, ex, dell’edilizia di Argenta. Questa volta si parla di processo civile e la causa vede come convenuto il Comune di Ferrara. Una causa che va avanti dalla bellezza di 20 anni. E che non vede nemmeno da lontano la sua parola fine.
E non si tratta di una causa irrilevante, visto che CoopCostruttori, per mano dei suoi commissari straordinari, chiedeva qualcosa come 10 miliardi di vecchie lire di risarcimento, circa 5,1 milioni di euro.
È una vicenda giudiziaria nata a metà dagli anni Novanta, nel 1996, legata al grande progetto di riqualificazione delle Mura medievali della città. Comune e coop (che era la capofila di un’associazione temporanea di imprese con la Fratelli Cervellati e la ‘figlia’ Progresso) tra 1988 e 1990 stipularono tre contratti d’appalto per realizzare quello che diventerà il fiore all’occhiello dell’amministrazione Soffritti. Senonché durante i lavori vennero fatte delle scoperte archeologiche importanti che portarono il Comune a sospendere i tre contratti – e dunque i lavori – tra il 1988 e il 1993.
Sospensioni che durarono a lungo – 4 anni per il “contratto mura”, 6 e 8 anni per gli altri due – , troppo a lungo secondo la Costruttori che, nel 1996, decise di adire le vie legali, chiamando in causa il Comune, chiedendo quei 10 miliardi di lire di risarcimento danni.
Il tribunale di Ferrara si espresse solo nel 2002 con la sentenza n. 873/2002, accogliendo parzialmente le ragioni della Costruttori, ritenendo illegittime soltanto le sospensioni relative al secondo e terzo dei contratti, condannando l’Amministrazione al risarcimento dei danni sofferti dalla coop, ma in una misura decisamente inferiore a quanto richiesto: circa 133mila euro, oltre interessi e rivalutazione monetaria.
L’anno successivo inizia il processo d’appello proposto dalla Costruttori a Bologna, ma bisognerà aspettare il 2008 per la sentenza che seppure con qualche distinguo, conferma quella di primo di grado.
La coop, in amministrazione straordinaria dal 2003, non ci sta e nel 2009 propone ricorso per Cassazione. Passano altri 7 anni e nel 2016 arriva anche l’ultima sentenza (la numero 2316/2016) che accoglie parzialmente il ricorso della Costruttori e quello incidentale del Comune, rinviando a una nuova sezione della Corte d’Appello di Bologna per un nuovo giudizio di merito che dovrà adeguarsi ai principi stabiliti dalla Suprema Corte.
Ora l’amministrazione straordinaria della Coopcostruttori ha nuovamente citato in giudizio il Comune che ha deciso di resistere. In attesa di sapere come andrà – e ci vorranno ancora molti anni, dato che anche la prossima sentenza sarà soggetta a un altro potenziale ricorso per Cassazione – conosciamo già il costo preventivato dal Municipio per la difesa in questo ulteriore grado di giudizio: 42mila euro.
Per ora possiamo consolarci con una novità giurisprudenziale emersa da questa vicenda. I ‘palati fini’ del diritto, ora sanno che, se da un lato il rinvenimento di reperti archeologici è una “causa di forza maggiore” che legittima la sospensione dei lavori, questa non può protrarsi illimitatamente.
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