Cronaca
9 Giugno 2016
Due ragazze accusano un 26enne di violenza sessuale sotto minaccia di diffondere immagini esplicite, ma c'è solo il loro racconto

Sesso per non diffondere un video, ma della registrazione nessuna traccia

di Daniele Oppo | 2 min

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tribUna vicenda complicata in cui le pesanti accuse a carico di un giovane di 26 anni sono tutte da confermare e verificare in contraddittorio. Due ragazze sarebbero state costrette ad avere dei rapporti sessuali sotto la minaccia di diffondere un video che – sempre secondo l’accusa – le ritraeva in situazioni e atteggiamenti equivoci.

Mercoledì mattina si è tenuta l’udienza filtro con l’ammissione delle prove per il processo che vede alla sbarra il 26enne con l’accusa di violenza sessuale aggravata, difeso dall’avvocato Carlo Bergamasco pronto a fornire tutte le prove per dimostrare l’innocenza del proprio assistito. La sua posizione è complicata dal fatto che le ragazze fossero al confine tra la maggiore e la minore età.

Ma sostenere l’accusa (il titolare del fascicolo è il pm Ciro Alberto Savino) non sarà semplicissimo per almeno due fattori: sembra che il video e i primi intrattenimenti espliciti – i fatti sono risalenti all’ottobre 2012 – fossero stati del tutto consenzienti e si dovrà dimostrare che invece gli ultimi rapporti sessuali siano stati ottenuti con il ‘ricatto’ della registrazione. E proprio su questo c’è un il secondo dato fondamentale da rilevare e che non potrà non incidere pesantemente: negli atti del processo non c’è alcuna traccia del video. Il telefono cellulare dell’imputato, usato per riprendere l’esibizione, è stato controllato dagli inquirenti ma non è stato ricavato alcun elemento che confermasse la ricostruzione delle due giovani.

Il collegio giudicante, composto dal presidente Luca Marini e dai giudici a latere Debora Landolfi e Maria Rita Baldelli, ha rinviato l’udienza a febbraio e febbraio quando inizieranno a sfilare i testimoni e parlerà l’imputato stesso.

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