Comacchio. Prosegue il processo sulla presunta lottizzazione abusiva per la realizzazione del residence “Regina Mare” di Lido di Pomposa che vede alla sbarra il costruttore Massimiliano Tomasi, il progettista Guido Zarattini e il dirigente del Comune di Comacchio Antonio Pini.
Davanti al giudice Alessandra Testoni sono stati sentiti i consulenti tecnici di parte chiamati dalla difesa di Tomasi (avvocato Filippo Sgubbi): l’avvocato Federico Gualdandi di Bologna e l’architetto e professore associato Unife Fabio Conato. Si è trattato di un’udienza molto tecnica – come è normale che sia in questi casi – in cui si sono discusse le normative urbanistiche ed edilizie. I due consulenti, in sostanza, hanno rilevato come la lottizzazione fosse stata effettuata secondo i dettami del Pue – il piano urbanistico esecutivo – adottato dal Comune di Comacchio, descritto da Conato come “un provvedimento di dettaglio a differenza degli altri strumenti urbanistici sovraordinati”.
Proprio qui, per le difese (Zarattini rappresentato dall’avvocato Andrea Toschi e Pini dall’avvocato Maria Luigia Mezzogori), si gioca una parte fondamentale del processo: la contestazione della procura (il pm è Ombretta Volta) partirebbe dalla violazione delle imposizioni dettate dal regolamento provinciale il quale, però, al tempo non sarebbe stato conforme alla nuova regolamentazione regionale che richiedeva espressamente agli strumenti urbanistici subordinati (quello provinciale appunto e quello comunale) di adeguarsi.
I due imputati che hanno accettato l’esame – Pini e Zarattini – hanno dal canto loro spiegato le difficoltà nell’interpretare la normativa regionale e provinciale in contrasto tra loro e quella comunale, spiegando comunque che il progetto seguiva il piano approvato due anni prima dal Comune.
L’udienza è stata rinviata a luglio, quando verranno sentiti gli ultimi tre testimoni e partirà la fase di discussione.
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