Politica
21 Maggio 2016
Zaghini: "Sarà il più grande e organico tentativo di razionalizzare lo Stato"

Società partecipate: manager e amministratori discutono della riforma Madia

di Ruggero Veronese | 4 min

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1Grande concentrazione di amministratori locali e manager pubblici ieri pomeriggio nella Sala Arengo del municipio, dove Eric Zaghini del Partito Democratico ha organizzato un incontro di approfondimento sulla riforma Madia, che mira a una drastica riduzione delle società pubbliche e a partecipazione pubblica in Italia. Una riforma che secondo il governo darà applicazione a numerose indicazioni dell’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, cordialmente ‘silurato’ dall’esecutivo Renzi nel novembre 2014. Ma a prescindere dalla genesi della riforma Madia, le novità che dispone ricevono sia gli apprezzamenti del sottosegretario alla presidenza Angelo Rughetti, sia quelli – meno scontati – di Zaghini, che di Cottarelli era uno dei principali ‘sponsor’ ferraresi, e del presidente degli ordini dei commercialisti Davide Di Russo, che mette però in guardia da alcune possibili implicazioni negative della riforma.

A tracciare il panorama complessivo attuale è Zaghini, che descrive uno scenario piuttosto sconfortante: in Italia esistono 10.164 società in cui si registra una partecipazione pubblica, per un totale di 153mila addetti. Il 57% delle società sono a controllo pubblico, mentre nel 22% dei casi la partecipazione è tra il 20% e il 49% e nel 28% dei casi si attesta sotto il 20%. Le persone che occupano cariche amministrative sono circa 37mila, che gravano sulle finanze pubbliche per 450 milioni di euro. Tra le aziende in cui si contano partecipazioni pubbliche italiane anche una lunga lista di attività che hanno ben poco a che fare con i servizi pubblici: un negozio di prosciutti, due enoteche, quattro distributori di carburante, 112 aziende di immagazzinaggio e poi studi di architetti, pubblicitari ed esperti di marketing. Una situazione piuttosto opaca (solo dopo l’introduzione della fatturazione elettronica lo Stato ha potuto raccogliere questi e altri dati) in cui secondo Zaghini le aziende pubbliche “hanno rappresentato un grande strumento di controllo da parte del potere, operando in un quadro di incertezza normativa, sfruttando l’ambiguità del loro ruolo a cavallo tra pubblico e privato e perché per lungo tempo hanno dato la possibilità di assumere personale senza selezione pubblica, aggirando le regole”.

Tra le novità più apprezzate da Zaghini vi è il piano di riduzione e accorpamento delle società partecipate (che dovranno scendere da 10mila a meno di duemila) e i nuovi ‘paletti’ per la creazione di nuove aziende, che dovranno passare attraverso una serie di verifiche da parte della Corte dei Conti e dell’Antitrust, per poi ricevere l’ufficializzazione attraverso un decreto della presidenza del Consiglio. “Se confermato il decreto – afferma il sindaco berrese -, ci troveremmo di fronte al più organico tentativo di razionalizzare le partecipazioni dello Stato, che costringerà gli enti locali e a cambiare approccio al tema con un notevole salto culturale rispetto al presente”.

Il giudizio più tecnico arriva da Davide Di Russo dell’Ordine dei Commercialisti, secondo cui “sicuramente questo testo unico è un passaggio significativo perché andrà davvero a razionalizzare gli enti pubblici”, ma che non rinuncia a sottolinearne gli aspetti più critici. Ad esempio per quanto riguarda le Spa ed Srl, che per loro natura possono fallire ma che si trovano nell’ambigua situazione di essere sia enti di diritto privato sia, di fatto, qualcosa di simile a ‘succursali’ dell’ente pubblico.  Un legame troppo stretto che la riforma si propone di sciogliere, ma così facendo si rischia di creare diversi problemi quando si tratta di chiarire le responsabilità civili o penali nell’ambito di eventuali inchieste o cause giudiziarie. Altra magagna riguarda la definizione di ‘società controllata’, che deve rispettare nuovi vincoli nei compensi di amministratori e personale: basta che non esista un socio con il controllo diretto (ad esempio quando tre enti pubblici si spartiscono in egual misura le quote complessive) per sfuggire alla nuova norma.

A dare una risposta a Di Russo è il sottosegretario Rughetti, secondo cui “nel decreto si stabilisce bene l’attribuzione delle responsabilità. Siamo disponibili a cambiare la norma se serve per l’obiettivo, ma quando ci sono società partecipate che operano sul mercato dal nostro punto di vista sono autonome sotto il profilo della responsabilità, ed eventuali danni patrimoniali devono trovare sanzioni all’interno delle società. Invece se la società è sotto il controllo pubblico il discrimine tra amministratore pubblico e della società è più confuso e in quel caso, come prescrive la Cassazione, starà ai giudici decidere”. Secondo Rughetti gli ‘imperativi’ della riforma sono due: “creare una netta distinzione tra ciò che fanno e non fanno le istituzioni pubbliche ed evitare dispersioni, che solo nel 2013 erano pari a 1,3 miliardi. Esistono 3mila società con un numero di dipendenti inferiore a quello dei consiglieri di amministrazione, un migliaio addirittura senza dipendenti: viene il sospetto che servano più ai Cda che per i servizi che devono erogare. Dobbiamo ridurre le società, ridurre gli enti e rendere più difficile la formazione di nuove aziende pubbliche”.

 

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