Comacchio
16 Maggio 2016
I fatti avvenuti nell'aprile 2015, la vittima aveva 17 anni

Minorenne violentata fuori dalla disco, condannato un 22enne

di Daniele Oppo | 2 min

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IMG_20150814_124513300 [1173018]Lido di Spina. Tre anni e quattro mesi di reclusione, interdizione dai pubblici uffici, riconoscimento di ogni danno e una provvisionale da 20mila euro. È la condanna subita da un 22 enne di origine pakistana, alla sbarra per violenza sessuale compiuta sua una giovane ragazza di 17 anni nell’aprile 2015, a Lido di Spina.

La sentenza è arrivata dopo alcune ore di camera di consiglio da parte del presidente Luca Marini e dei giudici a latere Alessandra Testoni e Anna Ghedini, poco più di un anno dopo gli eventi. “Siamo molto contenti – commenta l’avvocato Elisa Cavedagna, che rappresentava la famiglia della ragazza, costituitasi parte civile -. Puntavamo alla verità e la verità è venuta fuori”. “Aspettiamo le motivazioni”, l’unico commento rilasciato dall’avvocato che difende il giovane pakistano, Bernardino Curri.

Secondo quanto emerso dalle indagini e nel processo, la giovane 17enne era andata a festeggiare con le amiche in una notissima discoteca del Lido di Spina. All’interno del locale il gruppo di ragazze venne notato da sei giovani di origine pachistana, residenti nel Medio Ferrarese, che si sono fatti avanti per fare conoscenza.

Uno di loro ha subito mostrato interesse per la 17enne, la quale, dopo un po’ di tempo trascorso con il corteggiatore, lo ha seguito in un parcheggio all’esterno del locale per appartarsi in auto. Qui il ragazzo ha tentato un primo approccio per poi diventare sempre più insistente e, infine, abusare di lei. La ragazza è poi rientrata in discoteca sconvolta, raccontando tutto alle amiche, che hanno quindi chiamato il 118.

Il processo – svoltosi a porte chiuse – è stato ovviamente complesso. L’accusa – sostenuta dal pm Giuseppe Titaferrante, che aveva chiesto 5 anni di reclusione – ha puntato a dimostrare che il rapporto sessuale non fosse stato consenziente, come poi emerso durante l’udienza di lunedì 9 maggio, mentre l’imputato ha sempre sostenuto che ci fosse il consenso di entrambi.

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