Eventi e cultura
29 Febbraio 2016
L'impronta 'anatomica' del writer lascia il segno in via Coramari e Vignatagliata

La street art di Snem approda a Ferrara

di Elisa Fornasini | 5 min

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snem 1“L’arte è come l’albero, se si pianta in un bel vaso potando regolarmente i suoi rami, quest’ultimo continuerà a vivere bello e in salute. Tuttavia, così facendo, non conosceremo mai il suo reale processo vitale”. Ha una visione artistica piena di libertà e originalità lo street artist Snem, spiegata in una metafora che rappresenta appieno le sue opere urbane. Approdate in questi giorni anche a Ferrara.

La città estense è stata ‘vittima’ della creatività del writer che ha lasciato il segno in via Coramari e Vignatagliata. Un’impronta inconfondibile caratterizzata dall’anatomia delle figure, marchio di fabbrica di questo enigmatico artista. Ha un rapporto quasi viscerale con il corpo umano, quasi a voler mettere a nudo l’interiorità di ognuno di noi. Tranne la sua. Nessuno sa il suo vero nome, la sua età, da dove viene, dove andrà. E allora abbiamo provato a chiederlo direttamente a lui, per scoprire qualcosa di più su questo misterioso street artist. Anche se lui non ama definirsi tale.

Perché hai scelto Ferrara? La conoscevi già o è stata un’ispirazione improvvisa?

E’ da molti anni che volevo visitare Ferrara, dopo aver letto “Memorie della mia vita” di Giorgio de Chirico, nel quale l’autore spiega come nelle città italiane, tra le quali Ferrara, appare uno straordinario fenomeno chiamato Stimmung (atmosfera nel senso morale). Aspettavo l’occasione giusta per vederla ed ho approfittato della mostra “De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie” per visitare la città e portare li anche il mio lavoro.

Cosa rappresentano le raffigurazioni che hai realizzato a Ferrara? Le avevi già pensate prima o fanno parte del tuo repertorio?

Stavo lavorando a quei soggetti da qualche settimana e ho deciso di terminarli per “presentarli” a Ferrara. Per quanto riguarda il volto, come faccio spesso nei miei disegni, ho cercato di mostrare ciò che di solito non abbiamo la possibilità di vedere. I vasi sanguigni sono fondamentali per il trasporto del sangue e quindi per la vita, ma in questo caso è come se stessero intrappolando la testa, rendendo di fatto l’uomo vulnerabile, dunque indifeso. Per il corpo invece mi sono ispirato al David di Michelangelo, non tanto per la forma, ma per l’intenzione, “l’uso dell’intelligenza e dell’azione che sta per compiere”. L’attimo di sospensione che c’è tra quello che sta pensando di fare e ciò che farà.

snem 2Qual è la tua impressione su Ferrara e sui ferraresi?

Ferrara è una città magnifica, purtroppo ho avuto poco tempo, ma sono rimasto molto colpito dai ferraresi. Il giorno dopo aver affisso le due figure sono tornato sul posto e ho notato tanta curiosità da parte dei cittadini, ma la cosa che più mi ha stupito è stata vedere le persone, anche di una certa età, interagire con qualcosa che per loro era nuovo e inaspettato, accettandola come opera d’arte.

Quale città sarà la tua prossima ‘vittima’?

Ho in programma una collaborazione a Roma con il collettivo Robocoop.

Della tua persona si sa poco, quasi nulla. Vuoi raccontarci qualcosa di te?

Vorrei che le persone si focalizzassero sul mio lavoro e non tanto su chi sono e in quale scuola ho studiato. Sono molto legato alla mia città natale, anche se mi sono reso conto dell’importanza che ha avuto per il mio percorso artistico, dal momento in cui me ne sono andato. Nel 2010 mi sono trasferito a Milano e per tre anni ho trascurato l’arte per studiare disegno industriale, ma nel frattempo immagazzinavo informazioni e prendevo spunti che mi hanno poi permesso di elaborare nuove rappresentazioni mentali. Tutto ciò lo devo sia al percorso di studi, sia a Milano, che nel bene e nel male mi hanno formato in modo inequivocabile.

Da dove deriva il tuo nome d’arte “Snem”?

Negli anni in cui facevo graffiti cambiavo spesso tag, considerando il significato delle parole, ma per lo più sceglievo i nomi in base all’accostamento delle varie lettere. “Snel” in olandese significa “veloce”, poi ho sostituito la “L” con la “M” per una questione estetica. Anni dopo iniziai ad interessarmi ai sogni e all’onironautica ed esattamente in quel periodo, per curiosità, cercai il significato del nome Snem, scoprendo che in ceco si traduce letteralmente in “sogno”. Fui così sorpreso che da quel momento decisi che il nome sarebbe rimasto quello per tutto il mio percorso.

Cosa rappresenta l’arte per te? E perché hai scelto la street art come forma di espressione?

Sinceramente non amo definirmi street artist. “Street art” non è altro che un termine che etichetta un fenomeno culturale urbano, lo uso solo come hashtag per divulgare i miei lavori su internet. La scelta di operare per le strade è avvenuta intorno al 2003, nel periodo in cui ho iniziato a fare graffiti, da quel momento in poi, in un modo o nell’altro mi sono sempre ritrovato a scrivere o a dipingere a cielo aperto e continuo a farlo, perché è decisamente un modo efficace per mostrare ciò che faccio e far vivere il mio lavoro. L’essere umano ha sempre avuto la necessità di esprimersi e da sempre ha trovato il modo di farlo e mi viene in mente una frase che ho letto nell’introduzione del libro “Vita di don Chisciotte e Sancio Panza” di Miguel de Unamuno: <<Angelo custode delle nostre utopie, infantile sognatore spirituale, questo antieroe che rifiuta la “maturità” del “realismo” è necessario al nostro essere, al nostro risvegliarci, come ogni cosa gratuita e inutile, come l’Arte e la Letteratura, Che non “servono” a nulla, e delle quali perciò non possiamo fare a meno>>. Penso che l’Arte sia l’unico veicolo che sia in grado di suscitare emozioni, e la capacità di emozionarsi è soprattutto una virtù, la sola che giustifica una posizione privilegiata al genere umano.

A parte l’impatto immediato, le tue rappresentazioni hanno un ulteriore significato nascosto?

Quello che faccio ha spesso una valenza simbolica e non amo dare troppe spiegazioni, preferisco lasciare che la forza dei miei lavori (sempre che ci sia) arrivi alle persone nel modo più autentico possibile, prima che le parole contaminino la rivelazione delle immagini.

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