Cronaca
18 Dicembre 2015
I giudici non hanno accolto la linea difensiva e la posizione espressa per la prima volta in udienza dalla Cantagallo

Condannata l’ex fisiatra del San Giorgio

di Daniele Oppo | 4 min

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È stata condannata a un anno e sette mesi di reclusione Anna Cantagallo, ex fisiatra del San Giorgio, licenziata e denunciata nel 2011 dall’azienda ospedaliera Sant’Anna con l’accusa di truffa e abuso d’ufficio a danno dei propri pazienti e dell’ospedale.

Il pm Patrizia Castaldini aveva chiesto una pena a due anni di reclusione e 1.500 di ammenda contestando per il reato di truffa (ritenendo l’abuso d’ufficio ‘assorbito’ dal primo reato, considerato più grave). Richiesta alla quale si era associata anche la parte civile – l’azienda ospedaliera – rappresentata dall’avvocato Marco Linguerri.

Secondo l’accusa la fisiatra – che per 25 anni è stata dipendente stimata dell’azienda sanitaria – avrebbe indotto pazienti ultra-ottantenni ad effettuare visite mediche specifiche per l’ottenimento della patente di guida in regime privato anziché convenzionato con il servizio sanitario nazionale, “distraendo” in alcuni casi il pagamento del ticket, a volte non dovuti secondo mandati interni al San Giorgio. Il modus operandi sarebbe stato quello di farsi dare la lista dei pazienti che richiedevano tali prestazioni tramite Cup per richiamarli e fissare un nuovo appuntamento, all’interno della struttura pubblica, ma in regime di attività libero-professionale. Sempre per l’accusa la Cantagallo avrebbe inoltre portato almeno quattro pazienti dalla struttura pubblica in una struttura privata – la Brain Care – della quale era direttrice scientifica per fornire prestazioni a pagamento che sarebbero state possibili anche al San Giorgio.

Di tutt’altro avviso la difesa, rappresentata in udienza dall’avvocato Dario Bolognesi che ha sostenuto come le visite specialistiche in questione fossero, per legge (secondo quanto indicato dal Codice della strada) a carico dei richiedenti. La linea difensiva si è concentrata proprio su questo aspetto, asserendo che l’operato della fisiatra fosse rispettoso dei dettami della legge, anche se contrario alle direttive – a quanto pare non scritte – del dipartimento che prevedevano in alcuni casi la gratuità di tali prestazioni. Sui pagamenti richiesti, Bolognesi ha ribadito la linea difensiva seguita anche in precedenza: la richiesta del pagamento in contanti o con bancomat era l’unico modo possibile – seguito per prassi all’interno del modulo in cui operava la Cantagallo – dato che tali visite venivano effettuate in un orario in cui il front-office era chiuso. Dunque pagamenti brevi-manu, soldi da consegnare il giorno successivo per la contabilizzazione e l’emissione della fattura ai pazienti: “Ha fatto 500 visite negli ultimi anni e ha sempre versato i soldi presi. Le si contesta un modo di operare che non era il suo ma quello dell’intera organizzazione: visite libero-professionali a casse chiuse, per prassi, forse sbagliata ma era quella del reparto”.

L’avvocato Bolognesi ha inoltre evidenziato come la proposta di effettuare alcuni test e prestazioni nella struttura privata fosse del tutto normale alla luce del fatto che tali test e prestazioni non erano, all’epoca dei fatti, disponibili al San Giorgio. Altro punto è il fatto che la Cantagallo non avrebbe avuto alcun vantaggio da tale operazione: “Era direttrice scientifica della Brain Care, senza che per questo ricevesse alcun compenso. Era mossa solo dalla curiosità scientifica”.

La stessa Cantagallo, che è stata licenziata dopo un procedimento disciplinare, ha rilasciato per la prima volta delle dichiarazioni spontanee, indicando – come prima aveva fatto il suo avvocato – l’origine di tutta la vicenda in contrasti e dissapori tra lei e il direttore del San Giorgio, Nino Basaglia. “Sono addolorata per quello che è successo – ha affermato -, se qualche errore ho fatto, l’ho fatto senza inganno, per dimenticanze o sviste. Sono stata sempre dedita alla clinica e al reparto: mio padre era amministratore delegato del Sant’Anna, ho lavorato per 25 anni nell’ospedale e ho avuto tantissimo. Ho avuto fiducia per l’incarico nel modulo di riabilitazione neuro-psicologica e ho dato tanto, creando nuovi protocolli e progetti di ricerca. Oggi quel modulo è un esempio in tutta Italia”. Tutto, secondo la Cantagallo, “fino al 2008, quando si è incrinato il rapporto con Basaglia. Può succedere ma ciò che è successo è sconvolgente, una situazione kafkiana”. La fisiatra punta il dito in particolare sul cambio della prassi per le prestazioni in regime di intra-moenia: “Ricevevo il denaro dai pazienti e lo consegnavo dopo alla segreteria, perché era la prassi. Chiedevo ai pazienti quello che chiedeva l’azienda: contanti o bancomat, e non assegni, poi facevo la relazione e la consegnavo in segreteria. Forse – concede la Cantagallo – ho commesso una leggerezza nel ritardare la consegna dei soldi due giorni dopo in due occasioni, ma in tre anni ho effettuato 500 visite, i tre quarti dopo le ore 16 e Basaglia sapeva tutto”. Un’ultima annotazione sulla ‘distrazione’ di pazienti dall’azienda pubblica a quella privata: “Dovevano essere informati delle terapie che si facevano altrove e non al San Giorgio”.

Non è però bastato a convincere il tribunale collegiale – composto dal presidente Luca Marini, Franco Attinà e Alessandra Testoni – che hanno deciso per la condanna.

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