Economia e Lavoro
15 Dicembre 2015
La delibera che autorizzava il salvataggio era condizionata al parere favorevole dell'Ue, che però non è mai arrivato

Fondazione, azione legale contro il decreto ‘ammazza-Carife’

di Ruggero Veronese | 5 min

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Riccardo Maiarelli

Riccardo Maiarelli

“Intendiamo proseguire con la tutela della nostra vecchia partecipazione in Carife attraverso gli strumenti che la legge ci mette a disposizione. Dobbiamo avere contezza di quanto è successo dal trenta luglio”.

È il presidente della Fondazione Carife Riccardo Maiarelli ad annunciare ufficialmente l’avvio di un’azione legale contro il decreto salva-banche – o almeno contro la sua applicazione nel caso di Carife – approvato il 22 novembre dal governo Renzi. Un’azione di cui si stanno ancora studiando le esatte modalità (“la materia è complessa, ci affideremo a un gruppo di legali”) ma il cui presupposto al momento appare inconfutabile: “La delibera con cui l’assemblea della banca aveva approvato il piano di salvataggio aveva come condizione un punto chiave: il parere positivo da parte della Bce all’intervento del Fondo Interbancario di Tutela Depositi”. Parere che in realtà, almeno ufficialmente, non è mai giunto a destinazione.

Maiarelli ripercorre infatti la storia della crisi di Carife – dai primi segnali di instabilità nel 2009 fino all’approvazione del decreto del 22 novembre -, spiegando come soci e risparmiatori di Carife si siano trovati loro malgrado spiazzati e assolutamente impreparati di fronte alla catastrofe finanziaria che li ha investiti. Sia a causa delle rassicurazioni che giungevano dagli enti controllori come Bankitalia (che cominciò a vigilare sulla banca nel 2009, approvò l’aumento di capitale nel 2011 e l’ha gestita attraverso i commissari straordinari negli ultimi due anni e mezzo), sia per via della assoluta segretezza dei conti durante il commissariamento, con l’amara sorpresa dei soci il 30 luglio, quando scoprirono che il valore delle azioni era precipitato da 5,16 a 0,27 euro.

“Abbiamo una cassa di risparmio con 177 anni di storia – afferma Maiarelli -, di cui gli ultimi sei fatti a braccetto con Bankitalia e gli ultimi due e mezzo di fatto sotto la guida dei commissari straordinari. Abbiamo avuto evidenza dei risultati di questa gestione durante l’assemblea: l’ultimo bilancio approvato nel 2012 indicava un patrimonio della banca superiore a 350 milioni, nel 2015 ci siamo ritrovati con 11 milioni”.

Nonostante questa situazione – le cui responsabilità secondo Maiarelli vanno ricercate in tutta la storia recente della banca, oltre che nella crisi economica contingente – la via di uscita indicata dal Fitd sarebbe stata quella più auspicabile: “In quei mesi avevamo tracciato una serie di valutazioni in merito alle condizioni per uscire dalla crisi, arrivando all’assemblea del 30 luglio con certi numeri e con la garanzia dei warrant come strumento per tutelare i risparmiatori. L’unico vincolo era il parere della Bce. Da quel momento sulla situazione Carife è calata la nebbia”.

Seguirono infatti due proroghe dei commissariamenti, le rassicurazioni dal Parlamento riguardo il recepimento del bail-in (che avrebbe dovuto stemperare le perplessità dall’Europa sull’intervento del Fitd) e gli ostacoli all’iter legislativo, con il passaggio obbligato per le commissioni di Camera e Senato. Nel frattempo alla crisi di Carife si sono affiancate quelle di Carichieti, Popolare Etruria e Banca Marche e tutto è finito dentro a un unico calderone. Con buona pace del voto dell’assemblea Carife e della delibera approvata il 30 luglio ma caduta nel vuoto. Un “balletto” durato quattro mesi secondo Maiarelli, “a proposito del quale qualcuno ha giustamente ricordato la metafora dello schiaffo del soldato”, rifacendosi all’ultimo editoriale di Estense.com. “C’erano 29mila persone che aspettavano di avere una soluzione sulla base di perizie condotte da professionisti molto esperti e approvate da Bankitalia, ma questa segretezza ha impedito loro di esercitare i propri diritti, compresi quelli civili. Se un organo di controllo non funziona o se c’è un conflitto di interpretazione i cittadini devono essere liberi di andare in piazza a esprimere la propria opinione. Ma prima dell’azzerramento dei titoli, non dopo”.

“Siamo in una situazione diversa da quella delle altre banche”, sottolinea Maiarelli, secondo cui “non vi è dubbio che questo decreto salva-banche sia un ammazza-Carife. Il percorso della nostra banca era in una fase più avanzata rispetto a quello delle altre ma il governo ha ceduto all’Unione Europea, che ha di fatto anticipato di due mesi il bail-in”. Difficile per il presidente della Fondazione Carife chiarire il perchè della decisione del governo. Una delle ipotesi più diffuse in questi giorni riguarda una sorta di accordo Governo-Ue per l’approvazione della legge di stabilità (meno paletti alla finanziaria in cambio del ‘mezzo bail-in’ alle banche), ma Maiarelli rimane prudente: “È un’ipotesi che sta circolando molto ma d’altra parte non c’è nulla di scritto. Possiamo avere dei sospetti, ma non la certezza”.

La strada ideale da percorrere per il presidente della Fondazione sarebbe stata quella iniziale con l’intervento del Fitd, del resto seguita proprio in queste settimano per risolvere la crisi Tercas. “Neanche quel caso a mio avviso è configurabile come aiuto di Stato”, afferma Maiarelli sottolineando il carattere privato (benchè obbligatorio, e qui sta il nodo del problema) dei patrimoni di cui è costituito il fondo. Ma in ogni caso secondo Maiarelli anche l’apertura di una nuova procedura comunitaria di infrazione (come nel caso Tercas) sarebbe stata preferibile al decreto ‘ammazza-Carife’ del 22 novembre.

Ultimo appunto, per quanto riguarda le polemiche politiche più accese, riguarda la mozione di sfiducia per il ministro Maria Elena Boschi, figlia dell’ex vicepresidente di Popolare Etruria. In questo caso Maiarelli stempera i toni e afferma che i veri problemi stanno altrove: “Non credo che ci sia un collegamento tra il ministro e i salvataggi. Nel caso della Popolare Etruria c’è strumentalizzazione politica, si va a cercare il conflitto di interessi”.

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