Politica
26 Novembre 2015
Le posizioni di Vitellio e Fabbri nel dibattito organizzato da Pluralismo e dissenso

Pd e opposizioni a confronto su migranti e terrorismo

di Daniele Oppo | 4 min

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IMG_20151125_170704612Un dibattito senza troppi colpi di scena, qualche stilettata al massimo quello tra i leader di Pd, Lega Nord e Forza Italia su migranti (e terrorismo) organizzato dal think tank Pluralismo e dissenso.

Mercoledì pomeriggio, nella sala Arengo a palazzo Municipale, si sono confrontati infatti Luigi Vitellio (Pd), Alan Fabbri (Ln), Vittorio Anselmi (Fi) e Daniele Lugli, ex difensore civico regionale e rappresentante del Movimento non violento che, a dirla tutta, si è guadagnato con i suoi interventi gli applausi più calorosi del folto pubblico.

Se per tutti il nemico comune oggi è il terrorismo, molto più nette sono le distanze su cosa intendere per terrorismo e su come gestire i flussi migratori. “I fatti di Parigi – afferma Vitellio – toccano tutti. La lotta al terrorismo deve essere unica e unitaria e non sarà semplice: a domande difficili non possono essere date risposte facili”. Il riferimento è a chi propone interventi armati “verso uno Stato che non esiste, se lo riconosciamo come tale lo stiamo facendo assurgere a interlocutore. La lotta è contro Daesh, contro una banda”. L’indirizzo è quello di non cedere il passo: “Il terrorismo non deve cambiare il nostro modo di essere occidentali, né i principi e i valori con cui siamo cresciuti”. Tra questi c’è anche l’accoglienza “che non possiamo perdere”. Vitellio loda poi l’intervento del governo che prevede di destinare un miliardo per la sicurezza e uno per la cultura: “È una risposta intelligente: ogni euro speso per la sicurezza lo mettiamo anche per la cultura: alla barbarie si risponde con la cultura, alla politica della paura si risponde con quella del coraggio”.

IMG_20151125_170837809Anche se non del tutto in opposizione Fabbri ci tiene a fare alcuni distinguo, suddividendo i problemi in due grandi settori. Quello che riguarda i profughi – “di cui solo il 10% secondo i dati della Prefettura ottiene la protezione internazionale” – suggerendo che la maggior parte dei migranti siano “immigrati clandestini” (Vitellio poi ribatterà che il 98% dei migranti comunque ottiene il permesso di soggiorno). E quello del terrorismo che il leader del carroccio ci tiene ad identificare come “terrorismo islamico”. “Non sono uno che sostiene che fa l’associazione ‘tutti gli islamici sono terroristi’ – specifica Fabbri – ma una parte collabora attivamente e una buona parte non prende le distanze”. Il consigliere regionale poi si dice contrario all’apertura di moschee sul nostro territorio, “almeno finché non si avvierà il processo di secolarizzazione dell’Islam: dobbiamo essere tolleranti, è vero, non dobbiamo essere razzisti, è vero – prosegue Fabbri – ma dobbiamo anche stare attenti”. E la differenza con il pensiero con Vitellio si fa ancora più esplicita quando Fabbri invoca un intervento militare nelle zone controllate dal Isis.

Fabbri critica poi il sindaco Tiziano Tagliani che solo l’altro giorno è stato in visita a un centro islamico e ancora si palesa la differente visuale tra lui e il segretario provinciale del Pd che incalza: “Fino all’altro giorno ci lamentavamo che non prendevano le distanze, adesso che lo fanno dobbiamo stare al loro fianco”.

Anselmi tira in ballo Camelot – largamente rappresentata tra il pubblico – per spiegare la propria posizione critica sulla gestione dei flussi migratori ma, tutto sommato, laica: “Abbiamo bisogno di una popolazione che cresca, ma di una popolazione di italiani: che siano nati qui o meno non mi interessa, ma quelli che sono di passaggio non ci servono. Le persone che accogliamo devono essere disponibili a sottoscrivere un patto che ci faccia pensare a un’Italia che rimanga così o migliori”. A Camelot vanno le affermazioni di gratitudine di Vitellio e perfino Fabbri si mostra più tenero del solito: “È una cooperativa che rispetto, la polemica la faccio con il Comune di Ferrara”.

L’applausometro schizza però per Daniele Lugli, soprattutto durante il secondo giro di tavolo. Per l’ex difensore civico, davanti ai dati sull’economia prodotta dai migranti – “ci fanno guadagnare 3 miliardi all’anno, anche contando le spese per i tanti carcerati stranieri che ci sono” – bisogna lasciar perdere certi discorsi. Più preoccupazione invece per l’integrazione, per la quale “nessuno ha la ricetta giusta”, e che diventa ancora più difficile da affrontare davanti ai dati che dicono che “come gli italiani, ma ancora di più, gli studenti stranieri mostrano sempre più difficoltà nella comprensione dei testi”. E ancora: “Gli stranieri che vengono qui lavorano o in regola o in nero o nella criminalità, sfruttando quello che il Paese gli mette a disposizione, e quando non trovano da lavoro, legale o meno, se ne vanno”. Un modo per rimarcare che è anche da loro che bisogna ripartire: “Se stanno meglio gli ultimi gli altri staranno ancora molto meglio”, afferma prima di concludere con una frase che gli vale un lungo applauso: “Ho imparato che per camminare bisogna muovere la gamba che sta dietro, provate a fare il contrario e vedete come vi trovate”. Ci si trascina.

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