
da sinistra: Cristiano Zagatti, Raffaele Atti e Samuele Lodi
“Una manovra inutile per la crescita, dannosa per il Paese, iniqua per i lavoratori e i pensionati”. È l’opinione che ha della Legge di Stabilità Raffaele Atti, segretario generale della Cgil ferrarese.
“Finalmente è finita la fase dei tweet e adesso possiamo analizzare quello che c’è scritto nella legge di stabilità”, esordisce Atti che per la conferenza stampa convocata nella Camera del Lavoro di piazza Verdi si aiuta con con tre fogli di considerazioni. D’altronde, afferma a fine incontro Cristiano Zagatti della Fp-Cgil – con una non troppo velata polemica nei confronti del premier Matteo Renzi e del suo Governo – , “gli spot sono molto semplici da costruire ed è facile buttarli in pasto all’opinione pubblica, più complesso è entrare nel merito delle questioni.
E allora ecco i punti che la Cgil contesta e sui quali chiede ai parlamentari ferraresi ad impegnarsi per cambiare la legge. “La manovra – spiega Atti – è inutile per la crescita perché non ha contenuto effettivamente espansivo: continua ad affidare la crescita alla svalutazione del lavoro e a incentivi generalizzati e non finalizzati alle imprese e a una riduzione fiscale che è in parte illusoria”. Nella sostanza, si tratterebbe almeno in parte di “manovre elettorali che premiano rendita delle imprese”. Secondo Atti “che il lavoro non sia la priorità lo dice il Governo stesso che nei suoi documenti ufficiali programma una disoccupazione ancora sopra il 10% nel 2019 e quindi una disoccupazione giovanile sul 40%”.
Per la Cgil – che ha in programma due manifestazioni nazionali, una unitaria confederale il 28 novembre e una della Fiom (che ha in ballo il rinnovo del contratto Federmeccanica) il 21 – la legge di stabilità è anche dannosa per il Paese: “Mancano le scelte che sarebbero necessarie per favorire l’occupazione, soprattutto quella giovanile”. Quali sono le manovre auspicate? “Un forte aumento degli investimenti pubblici, una finalizzazione degli incentivi alle imprese, una manovra fiscale sui patrimoni, una serrata lotta all’evasione, una riforma radicale della Legge Fornero che riveda i criteri di accesso alle pensioni e riapra spazi al turn over nelle aziende”. In particolare vengono contestate le misure che riguardano i tagli su Tasi prima casa, Imu sugli “imbullonati” e sui terreni agricoli e la riduzione dell’aliquota di prelievo fiscale sui profitti (Ires): “Un regalo – afferma atti – di 2,5 miliardi ai profitti che nulla ha a che fare con la promozione della crescita”.
E ancora, ci sono i tagli di spesa “concentrati soprattutto sulle Regioni e sulla Sanità” che se venissero realizzati “darebbero un colpo insostenibile al carattere universalistico del Servizio Sanitario Nazionale”. Tagli e non aumento di spesa come invece afferma il Governo: “Senza quella risorse – osserva il segretario Cgil – o si tagliano le prestazioni o si aumentano i ticket“.
Per il sindacato la manovra è di tipo centralistico e porta alla “drastica riduzione di autonomia degli enti locali”, davanti alla quale “appare di assoluta gravità il silenzio di Anci e dei sindaci“. Un tema questo, ribadito anche Zagatti che ha parlato di sindaci “bravissimi amministratori ma che politicamente appaiono più come tifosi di calcio che attenti all’equità”.
La Cgil lamenta anche un “cambio di rotta” nella lotta all’evasione e punta in particolare all’elevazione del limite al contante da mille a 3mila euro ma ci aggiunge anche la caduta dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti degli affitti e nella filiera dell’autotrasporto che – osserva Atti – “è un fatto grave perché qui c’è commistione tra evasione e lavoro nero”.
La manovra è poi iniqua perché “c’è una sproporzione evidente tra il flusso di risorse che affluisce alle imprese e quello che va alle famiglie, e anche quest’ultimo è mal distribuito e penalizza i lavoratori”. Nel dettaglio i punti contestati qui sono gli sgravi fiscali sul costo del lavoro per le imprese che assumono, che sarebbero “senza condizioni”, ma anche la conferma degli sgravi Irap e la decontribuzione al 40% per due anni per gli assunti a tempo indeterminato, l’eliminazione dell’Imu per ‘imbullonati’ e terreni agricoli e “un taglio di 2,5 miliardi della tassazione sui profitti che diventeranno 4 nel 2018”. A fronte di questo, per le famiglie rimarrebbero solo le briciole: l’eliminazione della Tasi sulla prima casa – “che avvantaggia maggiormente le famiglie più ricche” -anche in considerazione del fatto che “se il 69% dei cittadini è proprietario della sua prima casa, per i lavoratori la cifra scende al 49%, mentre per autonomi, professionisti e imprenditori sale all’83%”.
Poi ci sono gli aumenti considerati molto piccoli in confronto alle misure per le imprese per il fondo di povertà (600 milioni nel 2016, un miliardo nel 2018) e l’estensione della no tax area per i pensionati – “ma solo dal 2017” – che produrrebbe benefici minimi in cambio della proroga del blocco della rivalutazione delle pensioni di importo superiore a tre volte il minimo “in spregio alla sentenza della Corte Costituzionale”.
Sempre in tema pensioni c’è il nodo della legge Fornero con il Governo che “si limita all’ennesima salvaguardia che non risolve ancora del tutto il tema degli esodati“.
Poi i temi più legati all’organizzazione sindacale in sé, come i tagli ai Caaf e al fondo per i Patronati che metterebbero “a rischio l’assistenza gratuita ai cittadini più deboli”.
“La legge di stabilità – prosegue Atti – conferma la volontà del Governo di manomettere il sistema di relazioni sindacali su due punti qualificanti”. Il primo di tali punti è la tassazione separata al 10% per i premi di produttività frutto di accordi aziendali o territoriali fino a 2mila euro, e l’introduzione della possibilità che la stessa cifra sia completamente esentasse quando sia elargizione unilaterale o un elargizione proveniente da welfare aziendale o altre utilità: “Qui – afferma Atti – si pone esplicitamente in concorrenza il welfare aziendale con quello contrattuale nazionale”. Il secondo punto è invece “la irrisoria cifra stanziata per i rinnovi del Ccnl del pubblico impiego, 300 milioni pari a pochi euro a dipendente, mentre resta il blocco del turn over”. Una scelta che “è un segnale ai privati e che tira la Confindustria e le altre organizzazioni che non rinnovano i contratti su posizioni oltranziste”, nonostante l’esempio positivo dato dal rinnovo del contratto dei Chimici.
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