Sant’Agostino. Una gara fin troppo “trasparente”. Il problema però è che a essere trasparente era la busta che conteneva l’offerta di chi poi si è aggiudicato l’appalto pubblico. Succede a Sant’Agostino, dove l’amministrazione comunale si è vista annullare parzialmente dal Tribunale amministrativo dell’Emilia Romagna l’aggiudicazione dell’opera.
Il lavoro in questione era l’affidamento della progettazione delle opere di ripristino con miglioramento sismico della ex scuola media di Sant’Agostino, diventata nuova sede municipale. Il lavoro si era reso necessario, come noto, a seguito dei danni alla vecchia sede, distrutta dal sisma del maggio 2012.
La gara era stata aggiudicata a un raggruppamento temporaneo di professionisti (Rpt) con mandatario un architetto.
L’aggiudicazione definitiva era avvenuta il 9 febbraio scorso e circa un mese dopo la seconda classificata, il Gruppo Tecnico Marche, ha avanzato un ricorso al Tar, lamentando, tra le altre cose (mancanza di alcuni requisiti nei concorrenti), come la busta contenente l’offerta della Rpt fosse trasparente. Vale a dire che, pur chiuso, il plico lasciava intravedere cosa fosse scritto nei fogli al suo interno.
Nel frattempo Comune e primo aggiudicatario avevano già stipulato il contratto, sul quale però il Tar non si è espresso in quanto la circostanza non è stata addotta in giudizio.
Il Tribunale amministrativo comunque, con la sentenza che risale al 9 giugno scorso, ha accolto il ricorso, annullando l’aggiudicazione e stabilendo che il nuovo vincitore sia proprio il Gruppo Tecnico Marche. Il Comune di Sant’Agostino, che si è costituto in giudizio come parte resistente, è stato condannato a rifondare le spese legali: quasi 5.600 euro (3mila euro più il contributo unificato), liquidati con delibera risalente al 26 ottobre scorso.
“La lettera di invito alla gara – si legge nella sentenza – avvertiva espressamente gli interessati della necessità di utilizzare mezzi utili ad assicurare la segretezza del contenuto del plico e prevedeva altresì la suddivisione della documentazione in tre buste chiuse e controfirmate, indice inequivocabile dell’esigenza di rendere certa la provenienza degli atti ma anche non conoscibile il tenore degli stessi prima dell’apertura delle buste. Il raggruppamento aggiudicatario, invece – proseguono i giudici -, ha inserito l’offerta economica in una busta trasparente – come si può agevolmente rilevare dall’originale depositato in giudizio dall’Amministrazione – e ciò ha reso oggettivamente individuabile il contenuto della stessa ancor prima del compimento delle valutazioni sull’offerta tecnica. Il che rappresenta situazione in sé rivelatrice della lesione del generale principio di segretezza dell’offerta e quindi motivo di indebita ammissione alla gara di chi se ne è reso responsabile”.
Il clamoroso errore è stato segnalato alla nostra redazione dal consigliere comunale di opposizione Lorenzo Baruffaldi, della lista civica “Massa Comune”, che il 17 novembre ha ricevuto la documentazione richiesta agli uffici tecnici e che rileva con sdegno come l’errore tecnico verrà pagato con dal Comune: “Soldi buttati alle ortiche”, afferma.
Dal canto suo, il vicesindaco Simone Tassinari, interpellato da Estense.com, rileva che “la politica, fortunatamente, le buste non le vede neanche, essendo i commissari assolutamente indipendenti. Non ho accolto con favore la sentenza, perché si perde del tempo – prosegue Tassinari -, ma purtroppo dobbiamo subire la decisione e pagare le spese legali”.
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