“Tutti mi vedevano accedere, sempre. Era una prassi consolidata: non ho carpito la buona fede di nessuno”. Nega ogni accusa R.A., il 53enne dipendente dell’università alla sbarra per truffa per aver – secondo la procura – falsificato una serie di certificati dell’ospedale di riabilitazione San Giorgio e di un centro protesi di Budrio per saltare cinque giorni di lavoro, tra il 2012 e il 2013. Un’accusa che secondo l’imputato deriverebbe dal regime di autocertificazioni per i dipendenti pubblici inaugurato dal terzo Decreto Monti, a causa del quale non sarebbe rimasta traccia del suo passaggio nelle strutture sanitarie.
Una vicenda che ieri ha visto l’assoluzione dell’imputato da ogni accusa, quella capitata a R.A., che trent’anni fa perse una gamba in seguito a un infortunio sul lavoro a Unife e che nel 2011 fu operato nuovamente in seguito a una rovinosa caduta dalle scale (sempre durante il lavoro), che gli causò gravi problemi alle vertebre. Dalla fine degli anni ’80 il 53enne frequenta sia l’ospedale di riabilitazione San Giorgio che il centro protesi di Budrio e fino al 2011 non gli fu mai contestata alcuna infrazione sul lavoro.
I guai sono iniziati dopo l’approvazione del decreto Monti, visto che non sono più le strutture sanitarie a rilasciare un certificato per giustificare l’assenza dal lavoro, ma occorre una autocertificazione del dipendente. Nel corso degli anni però, secondo quanto riferito da R.A. al giudice Marini, il rapporto con i medici e i tecnici delle protesi si era fatto talmente personale che spesso il paziente passava semplicemente davanti alla segreteria, per poi rivolgersi direttamente alla persona desiderata all’interno della struttura.
Da qui la differenza di versioni tra l’imputato e il suo avvocato Manuela Forlin – che puntano sulla ‘informalità’ che si era venuta a creare tra paziente e staff – e la procura, che ha chiamato a testimoniare il direttore dell’ospedale San Giorgio e una responsabile amministrativa del centro protesi di Budrio. Entrambi infatti hanno confermato che non vi è traccia del passaggio di R.A. nei registri delle aziende nei giorni indicati dalla procura e che addirittura, in alcune giornate in cui era atteso per un trattamento sanitario, non si recò all’appuntamento.
Secondo entrambi i testimoni sarebbe impossibile utilizzare le attrezzature o incontrare i professionisti delle strutture senza che questo non rimanga in qualche modo agli atti. Ma la replica dell’imputato è quasi rabbiosa: “Ho passato 30 anni della mia vita da disabile ma senza mai avere un problema di questo genere e poi quando è uscito il decreto Monti credete che sia improvvisamente impazzito? Non ho mai avuto problemi per 28 anni, ma da quando è scoppiato tutto questo devo cautelarmi: nonostante il decreto sia ancora in atto e le certificazioni vengano prodotte solo per i dipendenti privati, adesso quando vado al San Giorgio o a Budrio mi fermo alla reception e non mi muovo più finché la segretaria non manda una e-mail, di cui resta traccia, al mio ufficio delle risorse umane. Ho sempre usufruito autonomamente dei macchinari. Lo sapeva anche il dirigente del San Giorgio (poco prima sul banco dei testimoni, ndr) e ovviamente lo consentiva perchè c’era un rapporto personale”.