
La cocaina, i soldi e i cellulari sequestrati lo scorso maggio
Bondeno. “La cocaina? L’ho trovata dentro a un sacco sotto a un ponte, assieme alle bilance e a 300 o 600 euro in contanti”, dichiara l’imputato dopo la sequenza di domande sempre più incalzanti del pm Stefano Longhi. Che a sua volta guarda il giudice Franco Attinà e osserva: “Questa è la confessione di un furto”. Non sono mancati i colpi di scena durante il processo al presunto spacciatore F.M., 36enne di origine marocchina arrestato in flagrante dai carabinieri di San Prospero, che il 20 maggio scorso trovarono 4,3 etti di cocaina nascosti sotto al lavello del suo appartamento di Bondeno.
Nel discolparsi dalle accuse di detenzione ai fini di spaccio di cocaina, il 36enne si è infatti – forse inconsapevolmente – autoaccusato di svariati furti, da quello della droga a quello dei due cellulari che aveva a disposizione: mentre la cocaina sarebbe stata frutto di un fortunato – ma comunque ‘mirato’ – ritrovamento, i telefoni sarebbero stati abbandonati in una discoteca dove lavorava (senza contratto) come buttafuori, e semplicemente ‘presi in custodia’ dall’attuale imputato.
Una versione dei fatti a tratti completamente contrapposta – come evidenziato dal pm – da quanto F.M. dichiarò in seguito all’arresto, quando durante l’udienza di convalida affermò di essere completamente all’oscuro della droga nella sua abitazione. Una contraddizione che secondo l’avvocato Massimo Cipolla, difensore dell’imputato, troverebbe spiegazione nelle precarie condizioni psicologiche dell’uomo dopo l’arresto, che si trovava anche a fare i conti con crisi di astinenza durante il soggiorno in carcere. “Mi hanno portato in infermeria e mi hanno dato delle gocce per riuscire a dormire”, conferma il 36enne davanti al giudice.
Ma le dichiarazioni più problematiche – sia da provare che da smentire – sono quelle relative all’origine della cocaina. Dove prese la droga? F.M. spiega di essere un consumatore di crack, ovvero di cocaina ‘cucinata’ con procedimenti chimici per essere poi fumata e inalata, e che quindi tutto il ‘kit’ sequestrato dai carabinieri assieme alla droga non sarebbe stato funzionale a un’attività di spaccio, ma al semplice consumo. Ma la quantità di cocaina, d’altra parte, era molto ingente: 4,3 etti. In questo caso il racconto si fa articolato: l’imputato confessa di essere un ex spacciatore e di conoscere ancora persone ‘nel giro’ del traffico di stupefacenti. Seguendo uno di questi, nel gennaio scorso, avrebbe notato che nascondeva la droga sotto a un ponte di Ferrara. E recandosi lì di nascosto avrebbe trovato un sacco con all’interno cocaina, bilance e contanti, per poi portare il tutto a casa e usarlo come scorta personale per sé e per un’amica, fino all’irruzione dei carabinieri. Le prossime udienze del processo ci diranno se questa versione si scontrerà nuovamente con gli elementi in mano alla procura.
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