Turni, orari e mansioni di lavoro decisi “senza contrattazione” e “con poca trasparenza”, con il sindacato di gran lunga più rappresentativo escluso da ogni confronto. È questa la situazione descritta dall’organizzazione sindacale Snalv, a cui sono iscritti la maggior parte degli operatori socio-sanitari delle case della salute private Salus, Santa Chiara e Malacarne (42 dipendenti su 69 secondo i dati Snalv). Lavoratori e lavoratrici in parte presenti all’incontro con la stampa e che confermano di essere ‘migrati’ in massa dai più noti sindacati confederali Cgil e Cisl, responsabili a loro avviso di eccessiva ‘concordia’ con le aziende: “Facevano le riunioni per stabilire i turni e ci informavano dell’accordo solo dopo aver accettato le condizioni dell’azienda”, racconta una lavoratrice, seguita da una collega secondo cui “quando chiedevo spiegazioni mi dicevano che ormai era già tutto deciso. È successo più di una volta”.
Problemi descritti anche dai due segretari (regionale e provinciale) Snalv, Vincenzo Paldino e Jairo Luis Attanasio, che chiedono a proprietà, Cgil e Cisl di indire le elezioni delle Rsu in modo da creare una vera rappresentanza sindacale nelle tre case della salute. Una richiesta caduta fino a questo momento nel vuoto: il sindacato oggi dispone solamente di tre Rsa (le rappresentanze aziendali elette internamente alle singole organizzazioni) e non ha quindi un vero potere di contrattazione. Una situazione le cui cause risalgono al 2006, quando fu firmato il contratto nazionale di categoria senza la partecipazione di Snalv. “Ma c’è un problema di fondo – sottolinea Paldino -: per essere firmatari occorre avere un numero minimo di tesserati, ma la maggior parte delle aziende in Emilia-Romagna non accetta deleghe dello Snalv. In questo sta la contraddizione nella legge: per firmare l’accordo occorre avere gli iscritti, ma è difficile fare tesserati se si viene esclusi dalle contrattazioni. È un meccanismo creato ad arte per far restare fuori le organizzazioni sindacali autonome. Questo rende inattuabile il principio elementare secondo cui ogni lavoratore ha diritto a iscriversi al sindacato che vuole”.
Un circolo vizioso in cui a farne le spese, secondo il sindacato, sono gli ospiti e i pazienti delle case di cura, che rischiano di doversi affidare a un personale sempre più provato da turni e straordinari mai concordati ma sempre decisi dall’alto secondo le logiche aziendali. “C’è un atteggiamento arrogante da parte dell’azienda – afferma Attanasio – che non colpisce solo i lavoratori e la loro dignità, ma che causa anche problemi per i pazienti e i loro parenti, dai quali sono già arrivate proteste”. Un esempio riportato direttamente da alcune lavoratrici è quello relativo alle ore di reperibilità, richieste dai dipendenti per far fronte alle emergenze: in questo caso la prassi in vigore è quella di affidarsi alle figure dei ‘jolly’, ovvero a quei lavoratori che a turno si mettono a disposizione dei colleghi per coprire buchi e imprevisti. Una prassi “fin troppo abusata e spesso con scarso preavviso”, secondo i dipendenti iscritti a Snalv, oltre che “fatta in modo da sopperire alla carenza di organizzazione e di personale”. A questo si aggiungerebbero poi “ritardi nel pagamento di tredicesima e quattordicesima”, “piani di lavoro mai concordati coi lavoratori” e “difficoltà nel garantire la sorveglianza dei pazienti”.
“I tentativi per sbloccare la situazione è interloquire con dirigenza li abbiamo provati tutti – afferma Attanasio -, e alla fine abbiamo mandato un reclamo alla dirigenza nazionale per comportamento antisindacale. Faremo ogni tipo di mobilitazione necessaria”. La strada da battere, per lo Snalv, è chiara: spodestare Cgil e Cisl dal ‘trono’ della rappresentanza sindacale e aprire la contrattazione con le proprietà delle cliniche private. “I nostri obiettivi – conclude il sindacalista – sono la massima produttività e soddisfazione per i lavoratori, assieme al miglioramento dell’azienda. Ci sono alcuni standard minimi sotto i quali non si può scendere, come gli orari di lavoro: ci può essere l’emergenza da coprire, ma non può diventare una regola. Chiediamo solo di poter partecipare al confronto”.
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