Doveva risarcire 750mila euro a due ex clienti, ma attraverso un raffinato escamotage sarebbe riuscito a trasferire i propri beni al figlio e alla moglie rendendo il proprio debito insolvibile. È con questa accusa che è stato rinviato a giudizio il commercialista Andrea Carletti, ieri a processo (in concorso col figlio Luca) per mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. I due, secondo il pm Ombretta Volta, avrebbero trasferito tutti gli immobili a rischio di pignoramento in una nuova società creata ad hoc, in modo da non risarcire gli ex clienti del commercialista nonostante la condanna civile.
Il tutto inizia nel 2006, quando nelle parcelle di alcuni clienti di Carletti, assistiti dall’avvocato Gianluigi Pieraccini, compaiono importi segnati come tributi ed oneri fiscali, mentre in realtà – come emergerà nel processo civile – venivano incassati direttamente dal commercialista. La sentenza che lo certifica è del marzo 2013 ma nel frattempo Carletti, secondo la procura, si era già adoperato per ‘sbarazzarsi’ dei propri beni cedendoli al figlio: la procura ricostruisce infatti una lunga lista di operazioni con cui, a partire dal gennaio del 2012, Carletti trasferisce alla società immobiliare di famiglia cinque immobili a Vigarano Mainarda, quattro dei quali gravati dal “impignorabile diritto di abitazione vitalizia a favore del rag. Andrea Carletti”. E con cui, quasi in contemporanea, lo stesso Carletti vende alla moglie e al figlio le proprie quote societarie.
Fino ad arrivare al 20 giugno 2013, e quindi successivamente alla sentenza civile di condanna verso il commercialista, in cui il figlio Luca, diventato amministratore unico della società immobiliare, approva un progetto di scissione dell’azienda, in modo da trasferire la proprietà di nove immobili all’interno di una nuova società. Una situazione su cui dovrà far chiarezza il tribunale di Ferrara, che ieri mattina ha inaugurato con la prima udienza filtro il processo al commercialista che, secondo i suoi accusatori, continua regolarmente a svolgere il proprio lavoro: “Siamo sorpresi – commenta l’avvocato di parte civile Pieraccini – che dopo la condanna civile l’ordine non abbia ancora preso provvedimenti disciplinari”.