Un balzo dall’esasperata digitalizzazione dei giorni nostri all’emozione dei videotape degli anni ’70. La mostra “Videoarte a palazzo dei Diamanti. 1973-1979. Reenactment” riporta in vita lo straordinario archivio del Centro Video Arte, che a Ferrara tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta è stato un laboratorio di sperimentazione della videoarte di rilievo internazionale. Un’importante stagione che ci ha lasciato un patrimonio affascinante quanto fragile, ora oggetto di un progetto di preservazione e restauro, promosso dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara in collaborazione con l’Università di Udine e la Fondazione Pianori.
L’esposizione, inaugurata venerdì pomeriggio nelle sale Benvenuto Tisi da Garofalo di palazzo dei Diamanti, uno dei teatri delle multiforme iniziative del centro, intende presentare i primi esiti di questo lavoro d’equipe, riconsegnando al pubblico una selezione di opere video degli anni ’70. In particolare, è possibile ammirare 19 opere monocanale, ovvero i videotape nati dalla sperimentazione creativa sulle possibilità espressive del segnale elettronico e messi in onda su un singolo monitor, corredate della documentazione e della strumentazione che ne hanno accompagnato la nascita. Un interessante viaggio culturale nella stagione della videoarte che rischiava di perdersi a causa delle alterazioni strutturali del supporto analogico, dell’obsolescenza delle piattaforme tecnologiche che ne permettono la riproduzione e delle profonde trasformazioni delle modalità di visione.
“È una mostra importante per la storia della città di Ferrara che rappresenta un punto di partenza del processo di studio, conservazione e valorizzazione di uno dei fondi più significativi delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea” fa gli onori di casa la direttrice Maria Luisa Pacelli, ringraziando i soggetti pubblici e privati che hanno permesso la realizzazione di questo progetto: i laboratori La Camera Ottica e Crea del Dams di Gorizia dell’Università di Udine (per il restauro delle opere e lo studio dei materiali) e la Fondazione Pianori che ha finanziato un ampio intervento “per restituire alla città un ricco patrimonio artistico e culturale che altrimenti sarebbe andato perduto” ricorda il presidente Riccardo Maiarelli.
“Il fondo videoarte è uno dei tesori della nostra città che stiamo tutelando e valorizzando” conferma il vicesindaco Massimo Maisto, secondo cui “non c’è contrapposizione tra tutela e valorizzazione ma sono entrambi atti dovuti in una città d’arte e di cultura che guarda la propria storia ma che vuole dialogare con il mondo, come ai tempi del Centro Video Arte che, nonostante avesse sede in una piccola città, ha fatto strada nel mondo”. Una strada battuta da Lola Bonora e Carlo Ansaloni, rispettivamente direttrice e responsabile di produzione del centro, che si dicono “emozionati perché il progetto ha salvato un momento della creatività artistica fatta a Ferrara da artisti da tutto il mondo, rispettando l’aspetto poetico di queste immagini e recuperando il clima emozionale e tecnologico di quei tempi”.
La messa in sicurezza delle opere, infatti, non ha determinato la totale digitalizzazione delle stesse. “Abbiamo scelto di mantenere la materialità elettronica per non cancellare la forza espressiva di queste opere” spiega Cosetta Saba, docente dell’Università di Udine, riferendosi alla presenza dei dropout nei video. ‘Difetti’ nella memoria del nastro magnetico che in questo caso son pregi “per vivere una forma di esperienza che il digitale sta cancellando”. Un’esperienza che continuerà anche in futuro per un totale ‘reenactment’che ben si inserirà nel futuro assetto museologico di palazzo Massari.
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