“A un’ora di volo da qui abbiamo tutto”. È forse la frase più significativa in cui racchiudere tutto il discorso sui tanti problemi che l’Italia pone alle famiglie omogenitoriali.
Frase pronunciata durante la riunione della commissione consiliare Pari opportunità da Roberta Zangoli dell’associazione Famiglie Arcobaleno (accompagnata da Henry Gallamini) in un discorso tutto dedicato allo “scollamento con le istituzioni” delle famiglie omogenitoriali.
“Gli omosessuali fanno figli, non sono sterili, e abbiamo diritto di amare e di amore – esordisce, lei che è madre combattiva di due bambine -. Il nostro obiettivo è ottenere un riconoscimento giuridico affinché le nostre famiglie vengano rispettate, non ci siano genitori e figli di serie A e di serie B”. Un problema che tocca, ovviamente, anche la realtà ferrarese dove “ci sono sette famiglie omogenitoriali con quindici figli”.
L’unico modo per fare qualcosa è quello della visibilità. “Esistiamo – afferma Zangoli – e siamo famiglie come tutte le altre. Non siamo militanti ma persone semplici che cercano di superare questa situazione con la visibilità, che non è ideologica ma una necessità”.
Tra i problemi più grossi c’è il riconoscimento del “genitore sociale”, quello non biologico ma senza il quale “non sarebbe nato alcun bambino, ne sarebbero nati altri, ma non questi” e che “istituzionalmente non esiste”. “Ci sposiamo all’estero – spiega Zangoli – perché abbiamo possibilità di far adottare lì i nostri figli: le mie figlie non sono ereditiere di mia moglie”. Ma questo è forse il problema minore è che “al genitore sociale non vengono riconosciuti diritti e doveri nei confronti dei figli, e anche noi ci lasciamo e non sempre nel migliore dei modi”. Esempi? Il certificato di nascita porta il nome del solo genitore biologico, che per lo stato civile italiano è una persona single con la possibilità di sposarsi (nuovamente) sia nel suo Paese d’origine che in altri.
Ma oltre alle tutele legali ci sono poi altre paure, come quella “per l’esclusione dei nostri figli a scuola, per il bullismo e la prepotenza”.
Dato che il contesto dell’intervento è una commissione consiliare, la domanda è: cosa può fare il Comune? La risposta non è così complicata: “Spingersi fin dove si può” e il riferimento è alla trascrizione dei matrimoni contratti all’estero (proposta che giace da qualche parte anche in municipio a Ferrara) o agli interventi in ambito scolastico, come accaduto a Bologna. È vero che il grosso dipende da Roma – con il ddl Cirinnà ancora in ballo -, ma anche con gli atti simbolici sembrano avere un peso tutt’altro che irrisorio: “Contribuiscono a creare una rete di supporto e sono alla base di quella cultura che elabora e porta e ai grandi progetti: i segni ci fanno sentire parte di un qualcosa”.
L’assessore Annalisa Felletti ha assicurato che il Comune si sta già muovendo per fare qualcosa, soprattutto nelle scuole: “C’è stato un rallentamento durante la pausa estiva e fino a pochi giorni fa eravamo senza funzionario, adesso ci stiamo lavorando”.
La seduta era iniziata con una discussione dedicata all’aggressione omofoba del 9 settembre (e sulla quale non ci sarebbero novità nelle indagini), con l’esposizione da parte della Felletti delle iniziative che il Comune ha intenzione di mettere in campo e di alcune proposte provenienti dai consiglieri, molte dedicate a progetti sociali, culturali ed educativi.
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