
Michele Ferrari
Il “Dottor Mito” Michele Ferrari entra ufficialmente nella black list della Wada (World Anti Doping Agency), assieme ad altri 60 medici italiani, tutti messi in “quarantena”, se così si può dire, e squalificati a vita dal mondo dello sport. Nessuna atleta professionista potrà frequentarli, neppure come semplici conoscenti, se non vuole andare incontro a pesanti sanzioni e squalifiche.
Ferrari è uno dei nomi più noti tra i 110 medici iscritti nella black list della Wada, in particolare per via delle confessioni dell’ex – in tutti i sensi – campione di ciclismo texano Lance Armstrong, oltre che per i suoi incontri ‘clandestini’ con il marciatore altoatesino Alex Schwazer. Assieme a lui anche un altro illustre allievo del medico ferrarese Francesco Conconi, l’abruzzese Carlo Santuccione, coinvolto in indagini sul doping nel ciclismo, Altri nomi noti di medici ed ex atleti sono quelli di Stefano Agresti, Riccardo Stefano Barotti, Vittorio Emanuele Bianchi, Maurizio Camerini, Cesare Coconi, Viscardo Frediani, Donato Giuliani, Bruno Leali, Andrea Malini, Filippo Manelli, Luigino Miotti, Natalino Moletta e Guido Nigrelli.
Curioso notare come più della metà dei nominativi (61 su 110) della lista sia composta da italiani. Un dato che però non implica necessariamente una sorta di ‘monopolio del doping’ da parte dei nostri connazionali: diverse testate sportive e blog specializzati fanno infatti notare come nella black list non compaiano alcuni dei personaggi e delle federazioni accostate con più frequenza al mondo del doping. Come il dottor Eufemiano Fuentes, arrestato a Madrid nel 2006 dopo che nella sua clinica furono ritrovate più di 100 sacche di sangue di provenienza sospetta (secondo gli inquirenti appartenevano ad atleti dediti all’emotrasfusione) insieme a steroidi e altre sostanze vietate. Uno scandalo che coinvolse decine di ciclisti di fama internazionale impegnati al Tour de France, tra cui l’italiano Ivan Basso.
Il sospetto – neanche troppo velato – avanzato da testate e blog sportivi è che l’infelice primato italiano nella black list Wada rispecchi in realtà una maggiore collaborazione da parte delle federazioni e delle istituzioni nostrane nella lotta al doping. Sul versante opposto, le nazioni ‘rappresentate’ solo da pochi (o nessun) medico o ex atleta sarebbero quelle dove le istituzioni preferiscono evitare di sollevare polveroni, per non andare incontro a pesanti danni di immagine. Lo stesso Fuentes, in Spagna, non venne mai condannato nonostante l’enorme scandalo del Tour 2006 e da qualche anno ha ripreso a lavorare nel mondo dello sport, nello staff della squadra di calcio della sua città natale, in terza categoria.