Lettere al Direttore
9 Settembre 2015

Fuori dall’Italia non c’è il Bengodi

di Ruggero Veronese | 2 min

Che fuori dall’Italia non ci sia affatto il Bengodi è un’evidenza dimostrata dai fatti.

E questo contrariamente a quanto pensano i giovani e da quanto diffondono a manetta i media nostrani quasi ogni giorno!

All’estero si sta spesso peggio che in Italia per diverse ragioni. Prima fra tutte il fatto di non poter “godere” della famiglia come ammortizzatore sociale naturale e quindi di dovere affrontare spese molto alte (spesso fuori budget).

In secondo luogo le spese di carattere sanitario (tanto che ci si deve scordare dei privilegi offerti dal Sistema Sanitario Nazionale e questo anche se a volte risulta purtroppo scadente nel nostro paese) ed assicurative sono anch’esse spesso alle stelle. Il precariato è già da tempo la regola fuori dal nostro paese, le paghe sono rapportate al costo della vita e spesso non bastano a sbarcare il lunario (infatti non è un caso che l’indebitamento della gente comune all’estero risulti spesso nettamente superiore rispetto all’Italia), la facilità di licenziamento è riconosciuta e raramente condizionata dall’intervento dei sindacati.

Poi ci sono altri aspetti non indifferenti: il clima a volte rigido, la qualità pessima del cibo, i cambiamenti di orari, la scarsità (se non assenza ) di vita sociale, le difficoltà linguistiche e comunicative, ecc…ecc… Tuttavia, con tali affermazioni non intendo affatto dire che in Italia vada tutto bene quando in realtà anche nel nostro paese le cose vanno davvero male e questo contrariamente a quanto affermano coloro che (purtroppo) ancora ci governano.

Ma sicuramente l’Italia ha situazioni e risorse tali da poter comunque reagire e parecchia gente (a cominciare ovviamente dai giovani) dovrebbe rimboccarsi le maniche per costruirsi il proprio futuro, accettando a volte anche occupazioni umili diverse (come ha fatto la mia generazione) del loro percorso formativo e lottando effettivamente perché le cose cambino a livello sociale e quindi anche politico!

Yvan Rettore

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