Lettere al Direttore
21 Agosto 2015

Musei e direttori stranieri? Una proposta alternativa

di Ruggero Veronese | 3 min

Può darsi sia un altro straordinario caso di pura coincidenza e casualità la nomina dei nuovi 20 direttori-manager per gestire i super-musei italiani e valorizzare il nostro patrimonio artistico-culturale, ma certo la risposta allegata, ad una proposta concreta formulata al Sottosegretario al Ministero dei beni  e attività culturali e del turismo,  lascia qualche spazio interpretativo all’accoglienza di quanto scrittole che potrebbe trovare applicazione dal livello nazionale sino a quelli  regionali e comunali.

Qualcosa infatti, oltre le nomine, come specifica e consiglia il Sottosegretario nella sua lettera, già si è mosso e molto altro ancora può essere fatto. L’Italia forse deve smettere di avere la sindrome del “soldato giapponese” e avere più fiducia nelle capacità degli italiani. Gli steccati che vengono loro creati dalla burocrazia sono un vincolo che impedisce di superare il ‘circolo vizioso’ dell’immobilismo. Per cui  il Sottosegretario non deve temere, come ha colto e di conseguenza scrive che, dalla mia proposta, possono derivare “ingenti risorse per la valorizzazione ma che si tratta di uno strumento complesso, con rischi e difficoltà”.  A tale riguardo basta fissare – come ho suggerito – paletti semplici ma  invalicabili. E il ‘malaffare’ resta fuori la porta.  D’altronde ogni idea ‘rivoluzionaria’  può essere portatrice di ‘rischi’ se interpretata o, peggio, applicata male da chi volutamente persegue un intento negativo.

Non è forse vero che Enrico Fermi e i “ragazzi” di via Panisperna contribuirono fattivamente alla scoperta dell’ “atomo”  non certo per fabbricare la bomba atomica?

Non è forse vero che il Premio Nobel per l’economia 1985, Prof. Franco Modigliani,   per la sua analisi pionieristica del “risparmio e dei mercati finanziari” non prevedeva affatto l’utilizzo dei “derivati”  – di cui dallo Stato centrale all’ultimo Comune d’Italia hanno fatto un uso e abuso smodato – per  aggravare le situazioni ‘finanziarie’ di  privati ed Enti pubblici, non ancora tuttora risolte e ricadenti sulle spalle delle attuali e future generazioni?

Anche le banche, soprattutto italiane,  checché se ne dica,  parlino e pubblicizzino  di “globalizzazione”, devono abbandonare ed uscire dagli schemi del passato.

Prima di inoltrarla al Ministero, l’idea  l’ho sottoposta ad alcuni sottoposti di due banche a carattere internazionale, con filiali non a caso in chiusura anziché espansione nel Mondo.  Al fine di rendersi intermediari responsabili dello strumento suggerito. Ma temo non abbiano capito …niente di cosa volessi intendere ed attuare!

Non mi ritengo né una “rarità”, né un’ “eccezione” nel pensare,  consigliare o, quanto mi è possibile,  attuare proposte che possano contribuire a cambiare radicalmente la vita di molte persone e risolvere annosi problemi – soprattutto di occupazione –  che il nostro Paese si trascina da anni. Già prima della crisi economica in atto. L’Italia è ricchissima  di persone che possono contribuire a fare questo ma io me la figura come fosse una damigiana, che contiene tutte queste potenzialità, ma strozzata alla sommità da una ristretta cerchia di persone, che non arrivano al milione, su 60milioni di abitanti,  che si comportano esattamente come gli scafisti che lasciano morire nelle stive dei barconi migliaia di migranti alla ricerca di una nuova vita, esclusivamente per  i loro miserabili e immediati interessi.

Dr. Luigi A. Ciannilli

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