Cronaca
21 Luglio 2015
Il Coisp raccoglie firme in piazza, alcuni studenti contestano il sindacato con uno striscione e una lapide

Il Coisp raccoglie firme contro il cippo in memoria di Giuliani

di Daniele Oppo | 2 min

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IMG_20150720_115535951Una raccolta firme a livello nazionale e un banchetto anche a Ferrara, nei portici davanti al McDonald’s di piazza Trento Trieste: così il Coisp – proprio nel giorno della sua morte – chiede che venga tolto il cippo in memoria di Carlo Giuliani in piazza Alimonda a Genova, teatro della sua tragica uccisione durante gli scontri del G8 nel 2001.

“Vogliamo capire il messaggio che si vuole tramandare alle future generazioni – spiega Fabio Toscano, segretario regionale e provinciale del Coisp -. Quello che stava facendo il povero Carlo Giuliani è tutto tranne che qualcosa di eroico”. Anche il volantino che viene distribuito non lascia dubbi sulla posizione del sindacato: “durante gli scontri causati dai manifestanti in occasione del G8, Carlo Giuliani si prodigava, insieme ad altri, ad attentare alla vita di alcuni carabinieri rimasti bloccati in un’auto di servizio. Il suo tentativo di uccidere un carabinieri – si legge ancora – lanciandogli addosso un estintore si è tuttavia rivelato fatale per lui stesso tant’è che è rimasto ucciso da un colpo d’arma da fuoco esploso dalla pistola di quel carabinieri che aveva così gravemente minacciato di morte”.

“Quello che non tolleriamo – prosegue Toscano – è manifestare come ha fatto Giuliani, mentre ben vengano le contestazioni pacifiche come quella qui di fianco”.

IMG_20150720_115635113Il riferimento è a un gruppo di giovanissimi studenti seduti a pochi metri dal banchetto del Coisp con uno striscione posato per terra che recita “A Genova fu tortura, Carlo vive” e una lapide in memoria del ragazzo.

“È grave e senza senso di umanità togliere il monumento intestato a Carlo Giuliani – afferma uno di loro -, sembra si voglia sradicarne la memoria. Qualunque sia il punto di vista riguardo a quel fatto è giusto invece che la memoria rimanga, non si vuole santificare una persona per il gesto che ha compiuto”.

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