Portomaggiore
20 Luglio 2015
Minarelli 'apripista' delle retribuzioni in cambio di lavori per la comunità: "Responsabilizza i cittadini, ma occorre un salto culturale"

Il sostegno senza assistenzialismo: Portomaggiore ha fatto scuola

di Ruggero Veronese | 3 min

OLYMPUS DIGITAL CAMERAPortomaggiore. “Un drastico cambio di mentalità: dall’assistenzialismo puro a una maggiore responsabilizzazione della cittadinanza”. Così il sindaco Nicola Minarelli descrive i percorsi di ‘inserimento socio-lavorativo’ in vigore per il secondo anno consecutivo nel Comune di Portomaggiore. Un provvedimento che ha anticipato la proposta del Movimento 5 Stelle approvata lunedì dal consiglio comunale di Ferrara, ovvero gli ‘assegni civici di sostegno al redditto’ da erogare ai cittadini in difficoltà economica in cambio di lavori per la comunità.

Due politiche che condividono la stessa finalità sociale – garantire un’esistenza dignitosa a chi non dispone di reddito sufficiente – con la ben più nota proposta nazionale del Movimento 5 Stelle, il reddito minimo garantito (a volte erroneamente definito reddito di cittadinanza). Ma con una distinzione ‘filosofica’ che non può passare in secondo piano: non basta dimostrare la propria condizione di necessità per ricevere il sostegno, occorre anche ‘restituire il favore’ alla comunità effettuando piccoli lavori per conto del Comune, anche attraverso il supporto di un tutor per l’inserimento lavorativo. “Questo – spiega Minarelli – ha fatto sì che ci siano sempre persone disponibili per mansioni come lo sfalcio dell’erba, la pulizia delle aiuole o tanti altri piccoli compiti, e allo stesso tempo chi riceve gli aiuti viene responsabilizzato perché deve dimostrare la propria volontà di impegnarsi per la comunità”.

Un vero e proprio cambio di rotta rispetto alla situazione di due anni fa, quando il Comune erogava fino a 1.500 euro annuali a persona (in quantità inversamente proporzionali all’Isee) come integrazione al reddito, ricevendo tra le 45 e le 70 domande di accesso all’anno. Oggi chi ne fa richiesta può ricevere 500 euro al mese (per due mensilità all’anno ed effettuando da 25 a 30 ore di lavoro settimanale), e le richieste si sono ridotte a una trentina. Ed è qui che emerge, secondo Minarelli, “la volontà di mettersi in gioco da parte dei cittadini”.

Per quanto non sia il vero tema del discorso, la questione non può non toccare la problematica dell’immigrazione, spesso oggetto di polemiche a causa di alcune politiche di integrazione basate sul puro assistenzialismo. Motivo in più per osservare con particolare interesse la situazione di Portomaggiore, Comune dove circa il 10% della popolazione (1.200 su 12mila persone) non è di origini italiane. “Non abbiamo introdotto alcun criterio di selezione basato sulla nazionalità – afferma Minarelli -, ma in questo caso il risultato è stato molto netto: con il vecchio sistema le richieste di contributi provenivano per il 50% da cittadini stranieri, mentre ora questa percentuale si è ridotta al 20-25%. Chi si propone sono le persone che hanno davvero voglia di mettersi in gioco e che non vedono il contributo come una specie di diritto acquisito. Questa soluzione è stata accolta particolarmente bene sia dalle persone che svolgono questi lavori, sia dal resto della cittadinanza che vede impiegate in modo corretto le risorse versate al Comune, attraverso un riscontro diretto e la consapevolezza che chi riceve gli aiuti può dare una mano a tutta la città”.

Ma come mai, anche a livello nazionale, iniziative come quelle approvate a Portomaggiore e Ferrara rappresentano rarissime eccezioni, in confronto agli intricati sistemi con cui Comuni e aziende pubbliche gestiscono le politiche sociali? E – sul piano politico – si tratta di programmi che possono in qualche modo entrare in contrasto coi valori storici della sinistra? “Non credo che sia importante il colore politico”, è l’opinione di Minarelli, secondo cui quello che conta è un cambio di mentalità generale: “È fondamentale introdurre i concetti di merito e di responsabilità – afferma il sindaco portuense -. È un salto culturale importante, ma è fondamentale per uscire dall’assistenzialismo puro, continuando a garantire il supporto a chi è in difficoltà. Personalmente sono molto contento dei risultati che abbiamo ottenuto, che rappresentano un’inversione di tendenza e di mentalità di cui andiamo fieri”.

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