Economia e Lavoro
14 Luglio 2015
Il segretario Vancini: "Le imprese non sanno se l'avversario sia la crisi o il governo con le sue vessazioni"

Confartigianato: “Lo Stato deve lasciarci lavorare”

di Elisa Fornasini | 4 min

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“Lo Stato deve lasciarci lavorare”. È questo l’appello più sentito lanciato da istituzioni e imprenditori durante l’incontro “Riforma del lavoro: cosa cambia e come funziona” che martedì mattina ha chiamato a raccolta il mondo politico e imprenditoriale per fare il punto sull’attuale situazione occupazionale. Un appello lanciato direttamente al governo vista la presenza del ministro del Lavoro Giuliano Poletti all’incontro organizzato da Confartigianato presso la Camera di Commercio di Ferrara.

Ad aprire il convegno, definito importante non solo per Confartigianato ma per l’intera provincia, è Guido Montanari, presidente Confartigianato Ferrara: “Le pmi ferraresi hanno un incredibile attitudine a resistere ma vogliamo una speranza in più per poter gestire l’impresa su questo territorio. Per noi non esiste la tutela delle imprese senza la tutela dei lavoratori, lo Stato ci deve lasciare lavorare”. Una sollecitazione piaciuta subito al pubblico presente che fa partire uno scroscio di applausi che accompagna anche l’intervento di Andrea Migliari della Camera di Commercio di Ferrara in rappresentanza del presidente Paolo Govoni, secondo cui “lo stato di salute dell’economia sta migliorando ma il paziente Italia non è guarito”. La guarigione è possibile solo con una spinta verso la digitalizzazione perché “abbiamo le carte in regola per diventare protagonisti dell’era digitale”. In questa direzione, sono stati accolti favorevolmente il progetto “Crescere in digitale” per aiutare le imprese ad avvicinarsi al potenziale di internet, e l’entrata in vigore dal primo luglio del Durc online che semplifica il percorso di verifica ed emissioni di certificati.

Del percorso intrapreso dal governo sembra abbastanza soddisfatto anche il mondo politico locale. “Il superamento della giungla contrattuale per andare verso la stabilizzazione – commenta l’assessore comunale al Lavoro Caterina Ferri – era una cosa da fare per dare più sicurezza ai giovani e per promuovere politiche attive sul territorio che così è in grado di essere competitivo e di richiamare imprese. I dati Istat ci consegnano una nota positiva sull’impatto nell’occupazione: finalmente abbiamo un governo che attua delle riforme in grado di creare un ambiente fertile per creare nuove opportunità di lavoro”. Complimenti più ‘moderati’ al riordino istituzionale da parte del vicepresidente della Provincia Nicola Rossi: “Il governo sta facendo riforme importanti ma, in questa fase di cambiamento, non deve dimenticare la necessità delle istituzioni di essere vicine ai lavoratori. Abbiamo perso aziende e opportunità ma dimostrato di avere tante eccellenze: ora il governo deve darci l’opportunità di essere vicini agli imprenditori e lavoratori”.

Una vicinanza che diventa reale nella bilateralità artigianale. “Confartigianato conta 2500 aziende associate con 4mila imprenditori e 8mila addetti compresi gli imprenditori – rendiconta Giuseppe Vancini, segretario generale di Confartigianato Ferrara – perché nell’artigianato i titolari lavorano fianco a fianco con i dipendenti, creando una collaborazione unica nel suo genere dimostrata dopo il terremoto”. La bilateralità del mondo artigianale viene vista come un’unicità collaborativa di cui però non c’è certezza: “Il Jobs Act contiene luci e ombre, aspetti positivi e problematici – nota Vancini – come la sorte della bilateralità e dell’apprendistato. Se il tasso di disoccupazione è raddoppiato dal 7% al 13% negli ultimi anni, la riforma del lavoro ha avuto effetti marginali: non ci sono stati effettivi aumenti di occupazione ma l’aumento dei contratti a tempo indeterminato. Anche l’autoimprenditorialità della garanzia giovani ha riscosso interesse, scoraggiata solamente dal solito vizio italiano della lungaggine dei tempi burocratici”.

“Quando diciamo ‘lasciateci lavorare’ – prosegue il segretario di Confartigianato – intendiamo dire che l’artigianato si trova di fronte a una situazione in cui non sa chi sia l’avversario: se la crisi economica o lo Stato con le sue continue vessazioni verso le imprese. Gli imprenditori hanno bisogno di certezze che diano continuità e garanzie alle loro attività, per questo chiediamo al ministro di capire se ci sarà in futuro una collaborazione tra governo e organizzazioni di rappresentanza, o se siamo un contrattempo fastidioso per lo Stato”. “Il rapporto tra governo e i meccanismi di rappresentanza è un canale fondamentale -assicura Giuliano Poletti – ma non si può essere tutti d’accordo sulle riforme, sta al governo decidere”. “L’interlocuzione con il ministro Poletti non sempre è facile ma è reale” commenta a tal proposito il segretario generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, secondo il quale “la nostra valutazione sul Jobs Act è complessivamente positiva”.

“La cosa più bella della riforma del lavoro è il decreto Poletti – prosegue il segretario generale – perché fa una pulizia doverosa sui contratti di assunzione, cancella le forme spurie di flessibilità e incentiva il contratto a tempo indeterminato”. La nota più dolente è data dal futuro dell’apprendistato: “L’alternanza scuola lavoro è un sistema difficile da mettere in pratica e non rimette in piedi l’apprendistato – critica Fumagalli – per cui c’è bisogno di rimetterci mano, non come una formula conveniente per entrare nel mondo del lavoro ma come una formazione fondamentale per la trasmissione di competenze”.

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