Sport
3 Giugno 2015
Il ricordo di Roberto Ranzani, Enrico Testa e Simone Merli

“Nessuno sarà mai come Gibì”

di Daniele Oppo | 3 min
Gibì Fabbri raccoglie l'omaggio del suo pubblico

Gibì Fabbri raccoglie l’omaggio del suo pubblico

Commozione, ricordi di tempi passati che difficilmente si ripresenteranno, la memoria di un uomo di sport in grado di vincere grazie alle sue idee, che rideva sonoramente e in modo contagioso quando sentiva parlare di schemi, di 4-4-2 o 4-3-3, che amava la campagna, le oche, i cani, le cene con i grandi giocatori.

Nel tragico giorno della scomparsa di Gibì Fabbri, storico allenatore biancoazzurro, a ricordarlo sono un suo ex giocatore spallino, Roberto Ranzani; un giornalista sportivo allora allo Spallino e oggi caporedattore della Redazione Calcio di Raisport, Enrico Testa; e l’assessore allo Sport del Comune di Ferrara, Simone Merli.

“Ho avuto la fortuna di averlo come allenatore – ricorda Ranzani -, era un grande uomo di calcio. Proprio ieri parlavamo di lui al Trofeo Mongardi, perché non c’era, e mi hanno detto che stava poco bene. Poi stamattina la notizia della sua scomparsa. Era un simbolo – prosegue Ranzani -, una grande perdita per il calcio, non solo per quello ferrarese: per me è stato uno dei primi a giocare il calcio totale, quello dell’Olanda, con la Berretti della Spal. Aveva precorso i tempi, è stato un grande”.

Per Enrico Testa, quello di Gibì Fabbri non era il calcio totale, “era il calcio di Gibì Fabbri, non andava a guardare schemi, rideva con quella sua risata contagiosa quando se ne parlava, non credo abbia mai studiato niente del genere: gli piaceva giocare per vincere le partite e le giocava a la Gibì, con le sue idee”. “A Ferrara – afferma Testa – nessuno potrà mai avvicinarsi a lui, prese una squadra a metà campionato tra i malumori di tutti, anche dei ferraresi, dicevano che era troppo vecchio, ma lui ha fatto un miracolo dopo l’altro, non solo a Ferrara, ma anche a Vicenza”. Testa calibra le parole, eppure non riesce ad esimersi dal definire Fabbri “un uomo incredibile, una persona unica”. “L’ho conosciuto che ero giovane e lavoravo per lo Spallino, siamo diventati subito amici – continua Testa -. Dopo aver sentito il mio cognome mi chiamava Arturo, come un cantante dell’epoca e anche ultimamente, quando mi chiamava dopo aver visto un servizio al telegiornale mi telefonava: ‘Ciao Arturo, sono Gibì!’, e rideva, poi parlavamo di calcio per mezz’ora”. Quello di Testa è il ricordo forse più profondo, di un rapporto tra sport e giornalismo di altri tempi: “Amava la vita di campagna, i cui cani, le sue oche, le cene con i grandi come Paolo Rossi e Roberto Baggio, ma è morto davvero quando è morta sua moglie, l’amava tanto, di un amore vecchio stile”.

“È morto uno degli uomini più rappresentativi della Spal, che amava la città ed era amato dalla città – commenta Simone Merli -. Ferrara perde una persona significative, parte integrante della comunità e per quelli della mia generazione, tifosi della Spal, la persona che ha portato il divertimento in una squadra di provincia”.

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