Commozione, ricordi di tempi passati che difficilmente si ripresenteranno, la memoria di un uomo di sport in grado di vincere grazie alle sue idee, che rideva sonoramente e in modo contagioso quando sentiva parlare di schemi, di 4-4-2 o 4-3-3, che amava la campagna, le oche, i cani, le cene con i grandi giocatori.
Nel tragico giorno della scomparsa di Gibì Fabbri, storico allenatore biancoazzurro, a ricordarlo sono un suo ex giocatore spallino, Roberto Ranzani; un giornalista sportivo allora allo Spallino e oggi caporedattore della Redazione Calcio di Raisport, Enrico Testa; e l’assessore allo Sport del Comune di Ferrara, Simone Merli.
“Ho avuto la fortuna di averlo come allenatore – ricorda Ranzani -, era un grande uomo di calcio. Proprio ieri parlavamo di lui al Trofeo Mongardi, perché non c’era, e mi hanno detto che stava poco bene. Poi stamattina la notizia della sua scomparsa. Era un simbolo – prosegue Ranzani -, una grande perdita per il calcio, non solo per quello ferrarese: per me è stato uno dei primi a giocare il calcio totale, quello dell’Olanda, con la Berretti della Spal. Aveva precorso i tempi, è stato un grande”.
Per Enrico Testa, quello di Gibì Fabbri non era il calcio totale, “era il calcio di Gibì Fabbri, non andava a guardare schemi, rideva con quella sua risata contagiosa quando se ne parlava, non credo abbia mai studiato niente del genere: gli piaceva giocare per vincere le partite e le giocava a la Gibì, con le sue idee”. “A Ferrara – afferma Testa – nessuno potrà mai avvicinarsi a lui, prese una squadra a metà campionato tra i malumori di tutti, anche dei ferraresi, dicevano che era troppo vecchio, ma lui ha fatto un miracolo dopo l’altro, non solo a Ferrara, ma anche a Vicenza”. Testa calibra le parole, eppure non riesce ad esimersi dal definire Fabbri “un uomo incredibile, una persona unica”. “L’ho conosciuto che ero giovane e lavoravo per lo Spallino, siamo diventati subito amici – continua Testa -. Dopo aver sentito il mio cognome mi chiamava Arturo, come un cantante dell’epoca e anche ultimamente, quando mi chiamava dopo aver visto un servizio al telegiornale mi telefonava: ‘Ciao Arturo, sono Gibì!’, e rideva, poi parlavamo di calcio per mezz’ora”. Quello di Testa è il ricordo forse più profondo, di un rapporto tra sport e giornalismo di altri tempi: “Amava la vita di campagna, i cui cani, le sue oche, le cene con i grandi come Paolo Rossi e Roberto Baggio, ma è morto davvero quando è morta sua moglie, l’amava tanto, di un amore vecchio stile”.
“È morto uno degli uomini più rappresentativi della Spal, che amava la città ed era amato dalla città – commenta Simone Merli -. Ferrara perde una persona significative, parte integrante della comunità e per quelli della mia generazione, tifosi della Spal, la persona che ha portato il divertimento in una squadra di provincia”.
