Un’udienza dedicata ai testimoni delle difese quella celebrata giovedì nell’aula B del tribunale di Ferrara per il processo sulla morte di Ennio Accorsi, motociclista mirabellese di 57 anni che si era appena immesso sulla ‘superstrada’ dopo il casello di uscita dalla A13, in sella alla propria moto e si scontrò proprio contro una Opel Corsa abbandonata sulla corsia di marcia, venendo sbalzato e poi investito da un’auto in transito.
A comparire davanti ai giudici Luca Marini, Monica Testoni e Franco Attinà sono stati alcuni dipendenti in forza al Coa (Centro operativo autostradale) e alla Polizia stradale per spiegare le dinamiche con le quali vengono ricevute e assegnate le segnalazioni relative ai problemi sull’autostrada A13 e sul tratto di competenza della superstrada. Il nodo relativo alla gestione delle segnalazioni è fondamentale: secondo quanto emerso nella scorsa udienza, tra le 14,40 e le 15 circa di quel tragico 20 agosto 2012 in poco più di un’ora ci furono circa 15 chiamate al 113 per segnalare un’auto in panne ferma sulla corsia nella Ferrara-Mare ma nessun intervento né da parte degli operatori della società Autostrade, né da parte della polizia Stradale venne avviato.
Secondo alcuni testimoni – in particolare l’ex operatore del Coa Marco Bonora e l’assistente capo di Polizia stradale Patrizia Esposito – in casi come quello in oggetto non vengono mandate pattuglie ma operatori della società Autostrade. Il problema è che quel 20 agosto non venne mandato nessuno, se non a tragedia ormai avvenuta.
Per la morte di Accorsi sono imputate quattro persone con l’accusa di concorso in omicidio colposo: Sergio Bonora, l’uomo che aveva spinto l’automobile lungo la Ferrara-Mare (imputato anche per ricettazione); i due agenti della Polstrada Gabriele Carlini e Marco Barbieri che secondo il pm Nicola Proto non si attivarono per mettere in sicurezza la strada nonostante le segnalazioni alla centrale, e il funzionario della Società Autostrade Giovanni De Luca, che ricevette avvertimenti analoghi e non avrebbe predisposto le segnalazioni per gli automobilisti.
A processo anche Mirko Nanni, altro dipendente della Società Autostrade che dovrà invece rispondere dell’accusa di favoreggiamento e rivelazione di atti d’ufficio. Chiamati come responsabili civili anche il ministero dei Trasporti, la Società Autostrade e il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.